Senegalesi, marocchini, romeni e indiani con l’Ama per pulire il residence Roma

Più di 100 tonnellate di rifiuti compresi vecchi elettrodomestici e mobili. E poi sporcizia, tanta, e qualche topo. È il bilancio della mattinata di pulizia al Residence Roma di via Bravetta, organizzata ieri dalle comunità senegalese, marocchina, romena e indiana con l’ausilio dell’Ama e del municipio XVI. A fare la parte del leone la comunità senegalese, che presto dovrà abbandonare queste case. Pagano dalle 400 alle 800 euro per monolocali da 30-40 metri quadrati. E a differenza delle circa 25 famiglie italiane che ancora vivono nel residence loro sono disposti ad andarsene: «Diteci solo dove. Non vogliamo occupare, né vogliamo una casa del Comune, vogliamo pagare l’affitto. Qui siamo tutti lavoratori. Certo, vorremmo rimanere vicini e questo rende le cose più difficili ma stando insieme sentiamo meno nostalgia per la nostra terra». «È molto significativo che tutte le comunità si siano unite e abbiano offerto questo esempio di civiltà - ha detto Fulvio Torresi, direttore Servizi straordinari di Ama -, bisogna aprire la comunicazione con questi gruppi. L’Ama non è tenuta a pulire questi spazi che sono privati ma come funzionari pubblici non possiamo alzare le spalle, qui ci sono dei bambini che vivono in condizioni igieniche gravi». «L’amministrazione comunale lavora per far finire l’esperienza del residence», dice il presidente del Municipio XVI, Fabio Bellini. Nel residence ci sono 500 miniappartamenti di cui 124 occupati da famiglie in assistenza alloggiativa. Presto verrà approvata la delibera comunale per il cambio di destinazione d’uso. Gli appartamenti diventeranno residenziali e verranno venduti o affittati a canoni concordati. Il municipio si farà garante nella ricerca e assegnazione di nuove abitazioni agli attuali inquilini.