Senna junior, il «quinto Beatle» della Formula 1

nostro inviato a Kuala Lumpur (Malesia)

La musica con i motori c’entra poco, ma dietro la Brawn Gp che mena sberle a destra e a manca c’è la mesta storia di una grande occasione mancata. Talmente grande da ricordarne una di tanti anni fa, una musicale e molto fabulous, quella di Pete Best, il batterista dei «fab four» scaricato a un passo dal successo. Perché dietro la tracimante vittoria del Davide dei motori contro tutti i Golia della Formula uno, si nasconde la sconfitta di un giovane che credeva di avercela fatta e invece, forse e purtroppo, non avrà più la grande chance di debuttare su un’auto da titolo mondiale. Lo sventurato si chiama Bruno Senna.
Sarà un caso, ma non lo è. Poche ore dopo aver visto e compreso la reale portata delle prestazioni della Brawn Gp, il soprannome coniato nel paddock per il nipote del grande Ayrton è stato uno e uno soltanto: «Povero Bruno, il Quinto Beatles della F1». Perché Senna junior si è ritrovato, e sono parole tutte sue, «nel momento sbagliato nel posto sbagliato e adesso mi tocca ricominciare da capo», visto che può contare solo sull’interessamento della Force India per il dopo Fisichella; perché sulla macchina volante che terrorizza il Circus delle corse doveva esserci lui; perché gliel’avevano fatta provare a fine anno; perché gli era stata promessa e doveva solo firmare il contratto; perché grazie al secondo posto in Gp2 nel 2008 e alla dote di sponsor ricchi e brasileri era e doveva essere lui il predestinato. «Invece, il giorno stesso fissato per l’ultimo incontro, Ross Brawn ha disdetto tutto...». E scelto Barrichello, che giusto l’altro ieri ha detto: «Sì, guido una macchina da mondiale come ai tempi della Ferrari, siamo solo più piccoli».
Se la Brawn Gp ha dimostrato di saper con disinvoltura rifilare sberle in pista (anche sulle interpretazioni dei regolamenti, vedi il diffusore furbetto), l’omone un po’ orso che la dirige è maestro nel piazzare sberle ancor più pesanti con i movimenti leggiadri di un ballerino. Per l’obiettivo supremo: il successo. L’ultimo esempio è dell’altro giorno quando, quasi la squadra inglese avesse scelto un modo alquanto originale per festeggiare la vittoria al debutto in F1, ha comunicato il licenziamento di 270 dipendenti, oltre un terzo dello staff totale. Quanto a lui, al povero Senna, al quinto Beatles della F1, si sprecano le analogie con quel Pete Best che nel lontano 1962, dopo due anni tondi a picchiare sulla batteria accanto a John Lennon, Paul McCartney e George Harrison, si ritrovò a spasso un attimo prima del grande trionfo. Leggenda narra che non lo volesse il manager del gruppo, altra leggenda racconta che fossero loro, i compagni, a chiedere di allontanarlo, fatto sta arrivò quel simpaticone di Ringo Starr. Non era un funambolo della batteria, non era il migliore in circolazione, però aveva esperienza e sapeva fare gruppo. Più o meno le stesse motivazioni che hanno spinto Ross Brawn a bloccare l’operazione Senna a inizio marzo e a definire con quel simpaticone di Barrichello. Ovvero, non un funambolo delle piste e neppure il miglior pilota in circolazione, però uno d’esperienza che sa lavorare per la squadra, hanno detto. E così, il quinto Beatles della F1 avrà rosicato amaro in Europa, vedendo in tv la macchina che doveva essere sua trionfare con Button e, nonostante i pasticci di Barrichello, finire addirittura seconda. Avrà rosicato, mentre le parole di Ross Brawn gli risuonavano ancora nell’anima e dicevano sei bravo, sei bravo, ma ho bisogno di uno che faccia gruppo. Già, gruppo. Bruno come Pete, annusare il successo e vederlo fuggir via, senza poter far nulla se non ascoltare. Chi un inno, chi un disco.