La Sensini è ancora d’oro e prenota le Olimpiadi

Ore 11.34 del sabato più importante dell’anno a Kitzbuehel, il gelo avvolge il parterre più nobile della coppa del mondo, i ventimila ai piedi della Streif non fanno nemmeno in tempo ad entrare nel clima della gara che con il numero 2 taglia il traguardo lo statunitense Scott Macartney. Ma lo fa in modo drammatico, lo fa come una marionetta inanimata e disarticolata, senza casco in testa, senza sci ai piedi, dopo una scivolata incontrollata di oltre 100 metri. Quando quella «cosa vestita di blu» si ferma nel pianoro dopo il traguardo, è scossa da tremori violenti. Per lunghi, troppo lunghi minuti si teme il peggio. Ma quando arrivano le prime notizie dall’ospedale di Innsbruck, dove l’americano che proprio ieri compiva trent’anni è stato subito trasportato in elicottero, si tira un po’ il fiato: Scott ha un gravissimo trauma cranico, ma nessuna frattura, nessuna lesione, insomma tornerà, ammesso che ne abbia voglia, lui, che già altre volte aveva concluso le sue discese appeso sotto un elicottero.
Kitzbuehel si risveglia da un incubo, la gara riparte e finisce con la vittoria di Didier Cuche che per 27/100 batte la coppia Miller-Scheiber, con un altro austriaco, Walchhofer, quarto ad appena 1/100 dal podio. Ma l’incubo torna reale nel pomeriggio, quando in una conferenza stampa Bode Miller sferra un violento attacco agli organizzatori della gara più famosa del mondo che a suo dire «rendono la Streif più difficile di quello che è, non curandone affatto la preparazione con lo scopo di aumentare lo spettacolo, giocando in pratica con la nostra pelle».
Sono parole pesanti quelle di Bode, ma avendo a che fare con la potenza di Kitzbuehel, sono parole che cadranno nel vuoto, bisogna infatti ricordare che qui l’unica regola che vale è quella del business, non c’è pietà umana, non si guarda in faccia a nessuno e le polemiche, le critiche scivolano via senza lasciare traccia. Quando nel 1989 il canadese Brian Stemmle, finito in gravi condizioni all’ospedale dopo un volo nel bosco per un errore alla Steilhang, vinse la causa contro gli organizzatori (le protezioni in quel punto non erano adeguate), dall’anno successivo tutti gli atleti di alto livello furono obbligati a sottoscrivere una liberatoria in cui si assumevano ogni responsabilità in caso di infortunio.
L’ultimo incidente grave in coppa del mondo è stato quello di Silvano Beltrametti, finito su una sedia a rotelle dopo aver bucato le reti e picchiato il collo contro un sasso nella discesa di Val d’Isère l’8 dicembre 2001. Un mese prima era morta Regine Cavagnoud dopo uno scontro con un tecnico tedesco durante un allenamento.
Ieri molte altre sono state le cadute, nessuna per fortuna ha avuto gravi conseguenze. Macartney, ironia della sorte, è l’atleta che ha affrontato il salto finale, quello che gli è stato fatale, alla massima velocità, 141,2 chilometri orari, quasi due km/h in più rispetto a Miller. Scott ha perso il controllo durante il volo e si è avvitato su se stesso prima di atterrare sulla schiena e sbattere violentemente la testa sulla neve durissima. Il casco si è sfilato e lui ha perso immediatamente conoscenza. Ma ora sta meglio e questa è l’unica cosa che conta.