Sensini, argento e un dubbio: "Smetto o vado a Londra?"

La regina del windsurf ancora sul podio: è la sua quarta medaglia olimpica. Vince l'ultima regata, ma in classifica è seconda per il pasticcio di una spagnola

Pechino - Vento che bacia le guance, una vela che ti apre il cuore. Un bagno nel mare per dire grazie e forse basta. Chissà, l’ha detto tante volte. «E tante volte ci ho ripensato. Oggi dico che potrebbe essere l’ultima. Domani non so». Pane, amore e fantasia per nostra padrona della tavola (a vela). Ancora lei, onda su onda, un nome e un cognome che ci accompagnano da una vita. Il virus olimpico la porta ad una medaglia d’argento a cavallo dell’arnese che una volta si chiamava Mistral, come il vento. Ed oggi si fa riconoscere con sigle degne di un’equazione: Rs:x.

L’argento mancava alla collezione. Tutto cominciò a Barcellona ’92, dove non vinse niente: 16 anni, il tempo per consumare un’adolescenza, quattro quadrienni per cominciare a sentire il tempo che corre. Alessandra l’ha inseguito nel vento. Anche questa volta. La Sensini ha ripercorso la sua storia da regina. Sfuggita ad ogni trappola, non alla maledizione spagnola che accompagna il nostro sport da qualche mese. E toglie di mezzo campioni che nel cuor ci stanno. La Spagna del calcio s’è bevuta la nazionale. Uno spagnolo ha mandato in depressione Aldo Montano, un altro ci ha tolto un oro nel ciclismo.

Una sbolinata avventuriera delle onde, tal Marina Alabau, ha combinato il pasticciaccio che ha rovinato strategia e sogni d’oro. Tutto affidato alla Medal race, l’ultima regata a punteggio doppio. Alessandra doveva recuperare cinque punti per guadagnar la medaglia e togliere il successo ad una cinese: Jian Yin. La gara prende il vento giusto: la cinese indietro, fra la nostra regina e l’altra due tavole, quella della spagnola e dell’inglese Shaw. Ideale per toglier punti alla cinese e mandare all’oro la Sensini. Ma a quel punto la spagnola tenta una manovra improbabile per passare l’inglese. Ma che fai, fessa? Ci rovini la storia. Infatti è così: proteste e spagnola penalizzata. La cinese se la ride e se la prende calma: l’oro non sfugge più. La nostra regina vince la regata. «Ma guardando indietro, ho capito come sarebbe finita». È finita con la quarta medaglia in cinque Olimpiadi. Ad Atene le giocò contro un male interiore: l’insicurezza. E fu bronzo. A Sydney fu tutta d’oro. Ad Atlanta scoprì la paura prima del bronzo. A Barcellona era una novizia: le bastò l’eccitazione.

Oggi, che ha 38 anni e un mare di meravigliose avventure da raccontare, Alessandra dice che questa è la medaglia più bella dopo l’oro del 2000. Ha chiuso il conto, rimasto aperto con il sapore di un’incompiuta ad Atene. Ci sono voluti due anni perché rimettesse il surf sulle larghe spalle e ricominciasse a ritrovare confidenze perdute con il mare, con il vento, con la vela. «Mi sono fermata per disintossicarmi e chiedermi che vita avrei voluto vivere», racconta ora che ha capito tutto.

Alessandra è la signora che sussurra alla tavola. Sono belle donne quelle che sanno dire cose che pochi possono ascoltare. Ma non l’ha ascoltata il vento, che sbuffava soffi anemici (8-9 nodi). Ideale per la cinese, non per lei. In compenso ha ritrovato un’Olimpiade amica e un mondo a cui mandar la dedica: «Questa medaglia è per tutti coloro che mi sono stati vicini e nei momenti difficili avevano un sorriso per smussare tutto».
Ed ora guardatela in quelle foto, la regina dell’onda. Surf sulle spalle, se ne va. Chissà dove? «A cercare un’onda e un mare esotico». E a trovare soluzione a una domanda che ancora non ha risposta. Sincera.