Il senso dell'umorismo? Scompare dopo i 52 anni (e poi è sempre peggio...)

Uno studio dell'università inglese di Glamorgan rivela: se un bebè ride fino a 300 volte al giorno con il passare degli anni si divente sempre più nervosi e brontoloni. E appena superato il mezzo secolo si smette improvvisamente di essere spiritosi. E di capire le battute

Il senso dell'umorismo? Muore il giorno in cui compi 52 anni. È quanto giura una ricerca scozzese secondo la quale intorno a quell'età sia gli uomini che le donne smettono di prenderla sul ridere e diventano sempre più irritabili e scontrosi. I peggiori sarebbero però gli uomini che dai 60 anni in su sono ben quattro volte più brontoloni delle donne. Gli scienziati dell'università di Glamorgan hanno messo in relazione quanto si ride nelle diverse fasi della vita ed hanno scoperto che le risate sono purtroppo inversamente proporzionali all'età. «Prima dei 20 anni ridiamo il doppio rispetto ai 50 e oltre. I nostri risultati indicano che dai 52 in poi è tutta una discesa verso la tristezza».
Dallo studio è emerso che sebbene un bebè arrivi a ridere fino a 300 volte al giorno, la vita diventa presto meno divertente: dai 20 ai 30 anni si ride in media solo quattro volte al giorno, mentre dai 30 ai 40 si ride fino a cinque volte al giorno, forse proprio perchè si hanno intorno dei bambini. «È importante ricordare che ridete fa bene: rilascia endorfine e una risata tutti i giorni è utile a combattere lo stress», ha detto Lesley Harbridge dell'università di Glamorgan. Che considerata l'età non si capisce bene se sia una constatazione o una battuta di spirito.