«Il senso della vita non si trova nel dio lavoro»

Il Papa: «È fondamentale per la realizzazione della persona, ma non bisogna diventarne schiavi»

Andrea Tornielli

da Roma

«L’uomo non si lasci asservire dal lavoro, che non lo idolatri, pretendendo di trovare in esso il senso ultimo e definitivo della vita». Lo ha detto ieri mattina Benedetto XVI, nell’omelia della messa che ha presieduto in San Pietro per i lavoratori, alla presenza di molte rappresentanze di sindacati, movimenti e associazioni. All’inizio della cerimonia, concelebrata dal cardinale Camillo Ruini e dal Segretario della Cei Giuseppe Betori, il vescovo d’Ivrea Arrigo Miglio, presidente della Commissione episcopale per i problemi sociali e il lavoro, la giustizia e la pace, ha rivolto al Papa gli auguri per il suo onomastico: il 19 marzo è infatti la festa di San Giuseppe, anche se la coincidenza con la domenica di Quaresima fa sì che la memoria liturgica venga celebrata nella giornata di oggi.
Nell’omelia, Papa Ratzinger ha ricordato che la Bibbia mostra come «il lavoro appartenga alla condizione originaria dell’uomo», anche se è «a causa del peccato dei progenitori», vale a dire il peccato originale, che esso è diventato «fatica e pena». Ha poi ricordato che lo stesso Gesù si è dedicato «per molti anni ad attività manuali, tanto da essere conosciuto come il figlio del carpentiere».
«Il lavoro – ha detto il Papa – riveste primaria importanza per la realizzazione dell’uomo e per lo sviluppo della società, e per questo occorre che esso sia sempre organizzato e svolto nel pieno rispetto dell’umana dignità e al servizio del bene comune». «Al tempo stesso – ha continuato Benedetto XVI – è indispensabile che l’uomo non si lasci asservire dal lavoro, che non lo idolatri, pretendendo di trovare in esso il senso ultimo e definitivo della vita». Un richiamo preciso, che prende di mira una concezione diffusa soprattutto nelle società occidentali e industrializzate, e rappresenta l’occasione per il Pontefice di ribadire l’importanza del giorno di riposo, del «giorno consacrato a Dio, in cui l’uomo comprende meglio il senso della sua esistenza e anche dell’attività lavorativa». «Si può, pertanto affermare – ha aggiunto – che l’insegnamento biblico sul lavoro trova il suo coronamento nel comandamento del riposo». Un riposo che «consente agli uomini di ricordare e di rivivere le opere di Dio, dalla creazione alla redenzione, di riconoscersi essi stessi come opera sua».
Benedetto XVI ha quindi spiegato che «l’attività lavorativa deve servire al vero bene dell’umanità» e citando il Concilio ha ricordato che essa permette «all’uomo come singolo o come membro della società di coltivare e di attuare la sua integrale vocazione». «Perché ciò avvenga – ha aggiunto il Papa – non basta la pur necessaria qualificazione tecnica e professionale; non è sufficiente nemmeno la creazione di un ordine sociale giusto e attento al bene di tutti. Occorre vivere una spiritualità che aiuti i credenti a santificarsi attraverso il proprio lavoro, imitando San Giuseppe».
Al santo protettore dei lavoratori, Benedetto XVI ha voluto affidare chi non ha lavoro. «La sua testimonianza – ha detto ancora Papa Ratzinger – mostra che l’uomo è soggetto e protagonista del lavoro. Vorrei affidare a lui i giovani che a fatica riescono a inserirsi nel mondo del lavoro, i disoccupati e coloro che soffrono i disagi dovuti alla diffusa crisi occupazionale».
Nella prima parte dell’omelia, il Papa aveva parlato dei dieci comandamenti, presentando la legge di Dio come «il mezzo che il Signore ci dona per difendere la nostra libertà sia dai condizionamenti interni delle passioni che dai soprusi esterni dei malintenzionati». «I “no” dei comandamenti – ha spiegato Ratzinger – sono altrettanti “sì” alla crescita di un’autentica libertà».