«La sentenza che spedì il Genoa in C scritta prima di fare il processo»

Diego Pistacchi

da Genova

Di mandare il Genoa in serie C, lo scorso anno, non l’ha deciso un processo. Lo aveva già deciso qualcuno prima che avvocati, pubblici accusatori e giudici iniziassero a confrontarsi. La sentenza era già stata scritta, prima ancora che il processo iniziasse. È la verità che un pool di periti ha accertato su incarico della procura della Repubblica di Genova e in particolare del procuratore capo Francesco Lalla che aveva aperto un’inchiesta sulla denuncia del presidente rossoblù Enrico Preziosi che, grazie al suo avvocato Maurizio Mascia, aveva scoperto qualcosa di sospetto negli atti della Figc. Ricevendo dalla Federcalcio la documentazione sulla sentenza di condanna tramite una mail con alcuni file allegati, il legale aveva notato come quello contenente la sentenza della Caf risultasse scritto e aperto l’ultima volta il 3 agosto, cioè due giorni prima che iniziasse il processo di appello e cinque giorni prima che venisse resa nota la sentenza.
Il processo, per la cronaca, era quello già contestato «a caldo» da Preziosi. Mentre gli avvocati del Genoa, del Venezia e dei loro tesserati spiegavano perché il testo delle intercettazioni non doveva essere letto come conferma dell’accusa di illecito sportivo, i giudici della Caf sbadigliavano, parlottavano tra loro e qualcuno si scambiava anche bigliettini sospetti. Sui pezzetti di carta buttati nel cestino e recuperati dagli avvocati del Genoa erano scritte frasi di scherno su Preziosi e persino la condanna da infliggere alla squadra appena promossa in serie A. Condanna poi effettivamente contenuta nel testo del file «prestampato». Non solo. Dal comunicato ufficiale della Figc risultava che a quella decisione avrebbero preso parte cinque giudici sui dieci di cui era composta la Caf, cioè la maggioranza del collegio non aveva deciso la retrocessione a tavolino dei rossoblù. Troppe anomalie per un caso che già aveva suscitato perplessità quando il presidente della Commissione Disciplinare, dopo il giudizio di primo grado, aveva confidato sempre per e-mail a un avvocato-tifoso del Genoa i propri dubbi circa l’origine «non sportiva» del processo a carico della squadra di Preziosi.
Per gli organi di giustizia sportiva, già nella bufera perché sospettati di un coinvolgimento nello scandalo del calcio e a forte rischio di «azzeramento», la perizia di questi giorni è un nuovo colpo durissimo. Anche perché il procuratore capo di Genova ha scelto di procedere con la massima prudenza su questa inchiesta. Preziosi aveva presentato la denuncia nello scorso settembre, accompagnandola con una prima perizia di parte che dimostrava la tesi del processo farsa. Lalla però aveva chiesto a veri esperti del settore di verificare. La procura si era anche rivolta persino alla Microsoft per conoscere i codici segreti del programma con il quale era stato scritto il file, in modo da analizzarlo a fondo ed escludere possibili manomissioni. Poi aveva assegnato ad alcuni consulenti esterni l’incarico di stabilire definitivamente la verità. E in questi giorni, a palazzo di giustizia, sono arrivate le prime anticipazioni della perizia, che verrà probabilmente depositata entro un paio di giorni. Le indiscrezioni sono univoche: il file con la sentenza della Caf era stato già scritto prima dell’inizio del processo e nessuno l’aveva più riaperto.
Il procuratore capo di Genova, tra l’altro, non aveva chiesto ai periti solo di conoscere questo aspetto, ma anzi aveva formulato una serie di quesiti molto tecnici che potrebbero portare a nuove sorprese, soprattutto per ricostruire la storia di quella sentenza. Il giallo mette in discussione la validità del processo sportivo al Genoa che ora potrebbe chiedere quanto meno un maxi risarcimento alla Figc.