Sentenza choc Cassazione strabica «L’omicidio di Hina? Non c’entra l’islam»

Per la Cassazione non ci sono dubbi: non fu legata a motivi religiosi o culturali la morte di Hina Saleem, la pachistana sgozzata dal padre con la complicità di due generi a Brescia. Secondo la suprema corte il padre omicida agì per un patologico e distorto rapporto di possesso parentale. Aggiunge la Suprema Corte - che ha confermato la condanna a 30 anni - che il padre ha sfogato la riprovazione furiosa del comportamento della figlia, perché mosso da «rabbia per la sottrazione al reiterato divieto paterno». Per i giudici dunque non conta che la ragazza sia stata sgozzata, proprio come nei video degli integralisti islamici in Irak. E non conta nemmeno che il padre l’abbia sepolta con la testa rivolta verso la Mecca. La Cassazione ha comunque respinto la richiesta di attenuanti da parte dell’uomo. E ha confermato anche il risarcimento a Giuseppe Tampini, l’uomo che Hina amava.