La sentenza: filo diretto tra Consorte e Gnutti

Un'operazione gestita in modo «non trasparente» a danno dei risparmiatori. Così il giudice, Elisabetta Mayer, ha motivato la sentenza con la quale nell’ottobre scorso, ha condannato Giovanni Consorte, Ivano Sacchetti, rispettivamente ex numero uno e due di Unipol, e il finanziere bresciano, Emilio Gnutti, per insider trading in relazione al riacquisto da parte della società di obbligazioni Unipol. «Risulta del tutto inverosimile - scrive il giudice - che la gestione non trasparente dell'operazione in esame (il rimborso anticipato di due bond Unipol nel 2002, ndr) sia avvenuta all'insaputa dei vertici societari e che, di fatto, la decisione di procedere in tale modo non risulti sorretta da una strategia che, almeno a posteriori, i medesimi si sono trovati a condividere e quanto meno a conoscere». Inoltre, per il magistrato, è accertato il «filo diretto e costante tra i vertici Unipol e Gnutti, quanto meno, in relazione al prestito obbligazionario, a partire dal 2 gennaio del 2002». In conclusione, il Tribunale esclude che la «decisione di procedere al rimborso anticipato sia stata presa nell'immediatezza del comunicato al pubblico» e conclude affermando che i comportamenti dei tre finanzieri sono «espressive di uno sfruttamento illecito della notizia privilegiata». Gnutti, Consorte e Sacchetti, erano stati condannati a 6 mesi di reclusione e al pagamento di 92.500 euro alla Consob, parte civile nel processo.