La sentenza di Prodi: sarò Guardasigilli per poco...

Il Professore entra nelle stanze del
ministero e conferma tutti i cinque
sottosegretari. Compresa la diniana
Melchiorre, uscita dall’Unione. Convocato un mini vertice con l’ex
staff del leader campano: "Bisogna
accelerare i tempi dei processi.
Serve uno sforzo di coesione&quot;<br />

da Roma

La notizia di facciata, quella per rabbonire il colto e l’inclito, è che l’interim sarà «breve»: Romano Prodi è andato ieri in via Arenula solo per tenere calda la poltrona in attesa che l’ex Guardasigilli Clemente Mastella se la riprenda. La notizia paradossale, quella che tutti fan finta di ignorare, è che ora il ministero della Giustizia è retto da cinque sottosegretari, coordinati dal più anziano, l’ex magistrato Luigi Scotti, ma uno di essi non fa più parte dell’Unione, essendo il suo partito passato di fatto all’opposizione: la pur bella e brava Daniela Melchiorre, diniana. La notizia vera è che questo interim s’annuncia come un fico d’India nella strozza del premier, con buccia e spine ovviamente; e se risulterà davvero «breve» non sarà tanto per il ritorno di Mastella, ma per la caduta di Prodi.
Ciò andava doverosamente premesso per evitare di restare incantati dalle cronache, i resoconti e le immagini ufficiali. Quando, nel primo pomeriggio, il premier ha preso possesso del nuovo incarico lasciato vacante da Mastella, è salito d’impeto al piano nobile di Palazzo Piacentini, baldanzoso e sorridente come avesse conquistato l’Adamello. Prima però, noblesse oblige, aveva convocato a Palazzo Chigi i cinque sottosegretari orfani per un vertice - sapete, quanto gli piacciono i vertici - di «ricognizione» e «rilancio». Stando a quanto riferiscono i suoi interlocutori, Prodi ha chiesto di «accelerare i tempi della giustizia» esortandoli al «gioco di squadra» visto che il neoministro «fa anche altro», insomma a quella coesione, anzi «coescioone» che è il suo ideale frustrato. Che si sia anch’egli finalmente accorto che i tempi della giustizia rasentano l’eternità, è senz’altro un bene; che continui a propagandare una «squadra coesa», con tutto quel che lo assedia in ogni palazzo del potere romano, vuol dire che ci fa o ci è. Nella riunione mattutina coi sottosegretari ha ribadito la speranza di «stare per breve tempo al ministero della Giustizia»; ha riconfermato ai cinque le deleghe assegnate da Mastella; e ha dato le stellette di senior appunto a Scotti .
Il problema è capire se Prodi vuol restare lì in attesa che torni Mastella come va promettendo, o semplicemente vuole restarci poco e se Mastella non torna, farà Guardasigilli qualcun altro. Sono sufficienti venti giorni, due mesi al massimo, per vedere sciogliere com acqua la costruzione di Santa Maria Capua Vetere? E ancor prima: il suo governo sarà ancora in piedi, alla fine della prossima settimana?
Nella presa di possesso pomeridiana, questi interrogativi eran sepolti sotto una montagna di sorrisi e ottimismo. Ma nei confronti di Mastella è stato più che corretto e rispettoso, ha invitato tutta la squadra del dimissionario, capogabinetto e vice compresi, a restare al proprio posto, e soltanto due non hanno accettato: Francesco Borgomeo che era capo della segreteria, ha un rapporto fiduciario e personale con Mastella, e Pietro De Angelis che da vent’anni è il suo portavoce a prescindere dagli incarichi. Prodi s’è affacciato nel salone Bargellini, ha dato un’occhiata agli affreschi e s’è ben guardato dal sedersi alla scrivania del predecessore. Coi sottosegretari e i capi dipartimento ha tenuto ancora un vertice nella Sala Verde ribadendo i profondi concetti illustrati al mattino, sorrisi e ringraziamenti, «il mio sarà un interim breve all’insegna della continuità».
A sera, nel consueto briefing del venerdì a Palazzo Chigi, il premier ha detto che con questo interim «si apre una fase importante». Si vedrà martedì alla Camera, quando dovrà difendere Mastella e la relazione sullo stato della Giustizia che gli ha lasciato.