La sentenza slitta ancora per un supplemento di indagini

Congelato l’intervento del Garante della Privacy che sta ancora aspettando gli atti dalla Figc

(...) tra questi proprio il Torino che era stato più volte tirato in ballo dal pool di difensori del Genoa per un «premio a vincere» al Venezia, secondo Alfredo Biondi non preso in considerazione dalla commissione. La sentenza, quindi, prevista per oggi, potrebbe anche clamorosamente slittare ancora. Se infatti la Disciplinare decidesse di acquisire nuovi atti, ecco che in un modo o nell’altro bisognerebbe attendere ancora qualche giorno prima di arrivare al giudizio di primo grado. Se venisse accertato il coinvolgimento di altri soggetti, infatti, ci sarebbero nuovi interrogatori. Una situazione quindi che, dopo le pesanti richieste da parte del procuratore federale, potrebbe in qualche modo alleggerire la posizione del Grifone. Del resto il procuratore federale, durante l’arringa accusatoria, era stato chiaro: «Retrocessione all’ultimo posto del campionato di appartenenza (cioè la serie B con conseguente retrocessione in C1), o in subordine l’esclusione al campionato di appartenenza (nel caso in cui dovesse ritenersi quello di serie A) con assegnazione da parte del consiglio federale al campionato di serie C». Domenica quindi l’accusa non ha avuto alcun dubbio a considerare «illecito sportivo» e «responsabilità diretta» nella presunta combine tra Genoa e Venezia nell’ultima gara di campionato. L’illecito, sempre secondo Palazzi, è stato messo in atto da Enrico Preziosi, per cui ha chiesto quattro anni di di inibizione. Durissime sono state le richieste anche per Pino Pagliara (che era stato trovato con i 250 mila euro che secondo l’accusa erano considerati il «corpo del reato»), Stefano Capozucca e e Michele Dal Cin: per il primo sono stati chiesti tre anni e mezzo di inibizione, tre anni e un mese invece per il direttore generale del Genoa e per l’ex presidente del Venezia che, secondo Pagliara «Non avrebbe potuto sapere niente del risultato perchè nel club lagunare negli ultimi tempi non contava più nulla».
La difesa invece ha puntato tutto su un contratto preliminare già esistente proprio tra i due club per l’acquisto del giocatore Ruben Maldonado. Pagliara, infatti, una volta rinvenuti i 250 mila euro nella sua auto aveva dichiarato che questi soldi arrivavano sì dal club di Preziosi ma servivano per accaparrarsi il difensore (nel frattempo un altro assegno di 450 mila euro, altra tranche per Maldonado, è sparito). Il nodo cruciale per accusa e difesa è tutta lì, visto che i legali del Genoa hanno sempre sostenuto che Preziosi stava seguendo il giocatore già da gennaio. A non agevolare il Grifone in verità, oltre al fallimento in corso del Venezia, è anche la posizione assunta dal procuratore dello stesso Maldonado, Claudio Vagheggi. Il difensore infatti si sta allenando da solo e non ha voluto nemmeno partecipare alla presentazione della squadra, oltre a non voler raggiungere il ritiro di Neustif: «Ha ricevuto altre richieste in serie A», ha spiegato Vagheggi. Del resto Maldonado all’inizio dell’inchiesta aveva dichiarato di non essere a conoscenza del suo trasferimento.
Poi c’è, appunto, da valutare la situazione del Torino e di Luigi Gallo che il Genoa aveva tirato in ballo nelle eccezioni. Insomma Genova sta con il fiato sospeso, con la speranza di un nuovo coinvolgimento dei granata. Intanto ieri sulla situazione è intervenuto anche il vicecapogruppo di Forza Italia Lorenzo Zito. «La civiltà di una città che è rossoblù da più di un secolo - spiega Zito - si è dimostrata ieri: nessuno schiamazzo, nessun cartello minatorio, nessuna pressione, ma rispetto per chi deve giudicare, con pretesa di reciprocità. Pretendiamo che i giudici, dopo aver ascoltato le ragioni dell’accusa e della difesa, valutino i fatti, tutti i fatti. Non è stato deferito il presidente del Venezia Gallo che aveva tenuto, proprio nell’imminenza della partita, contatti economici rilevanti con il Torino e con il suo «patron» Cimminelli, suo socio in Romania. La difesa si è chiesta il perché di queste esclusioni, di questa indulgenza nelle stesse condizioni in cui il Venezia, a parità di situazioni, operava a Torino per avere i soldi alla vigilia della partita. La difesa ha chiesto l’allargamento dell’indagine e la commissione non ha detto di no, si è riservata di provvedere con la decisione. Se fosse così, come sarebbe giusto, gli atti dovrebbero tornare alla Procura Federale e all’Ufficio Indagini perché, come ha detto l’avv. Biondi, non si comprendono «gli alti silenzi e la profondissima quiete» degli inquirenti, di fronte alle stesse intercettazioni e alle dichiarazioni dello stesso Presidente Romero, che si precipitò a Milano su richiesta di Preziosi spostandosi da Torino, proprio per chiarire quello che Preziosi gli aveva chiesto: «che costa state combinando?» e dopo che Cravero, ex manager del Torino, aveva detto a Capozucca (telefonata registrata): «Attento, una macchina si muove da Torino verso il sole della laguna!»
Un avvertimento dato il giorno otto giugno, a tre giorni dalla partita. Cosa andava a fare la macchina torinese... a prendere il sole in laguna?».
Ma alla fine il tanto atteso colpo di scena potrebbe arrivare oggi: slittamento della sentenza. Sarebbe un sospiro di sollievo per i tifosi rossoblù che intanto dovranno rinunciare all’intervento del Garante della Privacy: a Roma sono arrivati gli atti della Procura ma non quelli della Figc.