Sentenza storica Bachini cacciato dal calcio a vita

Il giocatore del Siena, recidivo all’uso di cocaina, è stato radiato dalla Disciplinare. Primo caso dovuto al doping nel calcio italiano

Gian Piero Scevola

Paganini non ripete, Jonathan Bachini sì. Solo che questa volta il bis è di quelli dirompenti, un cartellino rosso per il 30enne giocatore che significa addio definitivo al calcio che per 14 anni è stato la sua unica ragione di vita. Galeotta la cocaina, la bianca polverina che tanto fa moda, dalla quale Bachini (sposato con tre figli) non è riuscito più a staccarsi da quando il 22 settembre 2003, al termine di Brescia-Lazio, venne «beccato» al controllo antidoping. I due anni di squalifica, in ottemperanza al codice Wada (l’Agenzia mondiale antidoping), vennero ridotti a nove mesi perché a Bachini fu riconosciuta l’attenuante dell’inconsapevolezza (avrebbe assunto cocaina accettando «la bevanda offerta da uno sconosciuto») e la particolare situazione personale e familiare, con assoluta esclusione di uso sistematico di sostanze vietate.
Un salvagente al quale Bachini non ha saputo aggrapparsi perché, dopo aver lasciato il Brescia e aver scontato la squalifica, ha tradito anche il Siena che dall’agosto 2005 l’aveva tesserato, credendo nel suo recupero e nella sua redenzione. Cinque appena le partite di campionato giocate e sempre la Lazio come infausta avversaria nel suo destino: il 4 dicembre 2005 al termine della partita all’Olimpico persa 3-2 contro i biancocelesti di Delio Rossi, Bachini è stato sottoposto a un controllo ordinario antidoping. E il responso del laboratorio di Colonia è stato devastante: «nelle urine si riscontrano tracce di Methylecgonina, metabolita di cocaina».
«Sbagliare è umano, perseverare è diabolico», la prima reazione di allora del presidente senese Paolo De Luca che, di fronte all’evidenza, non ha potuto far altro che rescindere il contratto con il giocatore inadempiente, anche se, in controlli a sorpresa disposti dalla società, Bachini ne era sempre uscito pulito e la cocaina sembrava essere un lontano ricordo. Questa volta però lo stesso Bachini ha ammesso la responsabilità: qualche giorno prima della gara aveva assunto una dose di cocaina acquistata da un extracomunitario a Siena. Invano i suoi difensori, di fronte alla Disciplinare, hanno cercato di scindere i due episodi caratterizzati da un diverso atteggiamento psicologico del giocatore: ipotesi colposa a Brescia, ipotesi volontaria a Siena, cercando di far intendere che «al giudicante dovrebbe essere garantita sempre e comunque la possibilità di escludere l’aggravante della recidiva nell’ipotesi di due violazioni non omogenee, ossia caratterizzate da un diverso atteggiamento della volontà».
L’anno o, in subordine, i due anni chiesti dai difensori (che consideravano il fatto come «prima violazione» in materia di uso di sostanze vietate) si sono invece tramutati in una squalifica a vita, inflitta per la prima volta nella storia del calcio per una violazione alla normativa antidoping. La Disciplinare non ha fatto sconti e ha colpito duro: l’esempio deve valere per tutti e Bachini dovrà trovarsi un altro mestiere al di fuori del calcio.