Sentenza su Ustica I giudici bocciano il «muro di gomma»

da Roma

Sostenere che accanto al Dc9 dell’Itavia, la sera del 27 giugno 1980, c’era un aereo significa compiere un «salto logico non giustificabile». Non supportato da prove. Questa ipotesi è corroborata solo da «deduzioni, probabilità e basse percentuali e mai da una sola certezza». Malgrado insomma sia stato recuperato il 96% del relitto i tecnici non hanno raggiunto «un risultato di ragionevole certezza su un presunto velivolo che avrebbe volato accanto o sotto il Dc9». E, dopo «con mezzi di ricerca certamente più completi ed esaurienti di quelli in essere nel 1980» sono «emerse solo mere probabilità di significato». È questo uno dei passaggi conclusivi delle motivazioni della sentenza d’appello che il 15 dicembre scorso ha assolto il generale Lamberto Bartolucci, capo di Stato maggiore dell’Aeronautica.
Non ci sono quindi prove del cosiddetto «muro di gomma», secondo i giudici della Corte d'assise d'appello di Roma, coordinati da Antonio Cappiello, perché per dir questo servono elementi di certezza assoluti e «inconfutabili». Per affermare che qualcuno ha depistato le indagini servono dati di fatto e non congetture. Ed anche ammettendo che il traffico aereo ci fosse, «non è dato comprendere - scrivono i giudici - quale utilità ne poteva trarre il governo alla comunicazione di un fatto inesistente, dato che questa circostanza non poteva in alcun modo costituire impedimento o turbativa delle prerogative governative». Come spiegato dai giudici di primo grado, Bartolucci fu rassicurato da un altro generale dell'inesistenza di una collisione e di altro traffico aereo «per cui non si comprende poi come avesse voluto occultare dati che per conseguenza doveva ritenere inesistenti dando disposizioni» ai suoi subalterni. Siamo, dunque, al livello di «deduzioni, ipotesi, verosimiglianze, “non poteva non sapere”, rilievi di ordine logico ma nulla che abbia la veste non solo di una prova ma anche di un indizio».