«Sentimenti finti, come nei reality»

da Milano

«Sciacallaggio mediatico». Così Tonino Cantelmi, professore di psichiatria all’Università Gregoriana di Roma e presidente dell’Associazione degli psicologi e psichiatri cattolici, bolla l’atteggiamento di Paola e Stefania Cappa, le cugine di Chiara Poggi. Secondo Cantelmi, le due gemelle cugine della vittima hanno messo in moto «una forma di sciacallaggio mediatico, ampliato da giornalisti e media». Per lo psichiatra «la cosa più sconvolgente di questa vicenda, oltre alla tragedia del delitto e al dolore dei parenti, è la sensazione che qualcuno voglia inserirsi nel teatro mediatico che si è creato, che qualcuno possa sfruttare la ribalta che ne è nata». E «con la storia del fotomontaggio», la foto che ritrae le tre ragazze vestite di rosso, risultata un falso montato il giorno dopo l’omicidio, «si è proprio superato ogni limite». Per Cantelmi la smania di «apparire ed esserci mediaticamente» è attribuibile all’educazione dei giovani «cresciuti con la tv, i reality e i videogiochi. Nel teatro virtuale l’importante è apparire, esserci». Secondo lo psichiatra «tutto si è trasformato in un reality: apparire diventa la cosa più importante e anche un delitto e una tragedia possono essere vissuti come un mezzo per esserci. Nella cultura dei reality i sentimenti e il dolore vengono usati per apparire. È incredibile - continua lo psichiatra - come si possa andare a un funerale e contemporaneamente immaginare di sfruttare l’evento». Cresciuti a reality e videogiochi, i giovani «perdono di vista la dimensione umana ed etica. Come nei videogame - spiega lo psichiatra - in cui si può fare di tutto e si perde il collegamento fra le azioni e le loro conseguenze. Vi è quindi una deresponsabilizzazione virtuale e mediatica delle proprie azioni, per cui non ci si rende più conto delle conseguenze».