Sentite le mie telefonate. Minacce? Macché: rido

Il pm Woodcock o chi per lui (boh?) ha esaudi­to nel giro di un solo
giorno la mia richiesta e ha fatto sì che le ultime telefonate tra il
sottoscritto e il segretario di sciura Emma diventasse­ro pubbliche. <strong><a href="/fotogallery/audio_telefonata_nicola_porro_e_rinaldo_arpisella/id=2429-foto=1-slideshow=0">Ascolta l'audio
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Alè. Il pm Woodcock o chi per lui (boh?) ha esaudi­to nel giro di un solo giorno la mia richiesta e ha fatto sì che le ultime telefonate tra il sottoscritto e il segretario di sciura Emma diventasse­ro pubbliche. Nel senso che il sito del Fatto quotidiano ha ieri pubblicato l’integra­le dell’audio. Ringrazio la Procura di Napoli. Certo avrei preferito averle diretta­mente, così da pubblicarle sul mio blog, la Zuppa di Porro. Pazienza. E sarebbe stato meglio che non ci fos­sero dei tagli nell’audio. Nel­la conferenza stampa del­l’altroieri mi ero permesso di chiedere la versione inte­grale e non spezzoni che ov­viamente possono dare un senso diverso alla conversa­zione. Ma mi accontento. D’altronde chi sono io per ri­chied­ere addirittura le inter­cettazioni delle telefonate che mi riguardano? Quan­do si parla al telefono la pa­rola diventa bit, non è più nostra, non la possediamo più. Certo, in un Paese nor­male uno spera che le pro­prie chiacchiere telefoni­che non siano intercettate e non siano pubbliche. Lo prevederebbe an­che la Costituzione. Come le leg­gi vorrebbero che i file non uscis­sero dalle Procure con la stessa velocità della luce. Ma sin dal­l’inizio ho pensato che fosse ne­cessario badare alla sostanza. In­somma, solo per me stesso chie­do una violazione delle norme a tutela degli indagati; solo per me stesso chiedo il livello minimo di garantismo, che peraltro preten­do per tutto il resto del mondo. So­lo per me stesso chie­do la pale­se violazio­ne­della pri­vacy, che pretendo per un qual­siasi cittadi­no. Qualcuno di voi le avrà sentite ieri nei telegiornali della sera. Spero in molti lo facciano dal si­to del Giornale . Anche se risen­tendomi al telefono, cosa che pe­raltro non faccio ovviamente mai, devo proprio ammettere di avere un gergo da scaricatore di porto (con tutto il rispetto verso il duro mestiere). Si parte con la mia presunta mi­naccia: «Ti mando i segugi a Man­tova ». A parte il fatto che ciò non è avvenuto, che ciò era impossi­bile, che ciò non dipendeva da me, e che gli inviati si chiamano inviati e non segugi, resta il fatto che mentre pronunciavo questa presunta minaccia che è alla ba­se della mia perquisizione, di quella di Sallusti e del Giornale , ridevo. Avete capito bene e senti­to bene: rido. E continuo a farlo con una persona che ahimè co­nosco da 15 anni sul filo di que­sto paradosso: domani ti faccia­mo un mazzo tanto, così sei con­tento. Ho da fare: non posso tene­re a lungo il cazzeggio. Ma insom­ma questa è materia che devo chiarire ovviamente con i magi­strati. Chiedendo e ottenendo la pub­blicazione delle mie intercetta­zioni passerò dei bei guai a livel­lo personale. Qualcuno, by the way , con i miei boss. Ho dato qualche giudizio su Feltri e Sallu­­sti, che nel frattempo è diventato direttore responsabile. Spero che non faccia come Arpisella. Sapete, quelle confidenze che si fanno con una persona con cui si ha lunga consuetudine e si rac­contano anche un po’ i fatti pro­pri. Ho offeso il capo ufficio stam­pa della Confindustria: intanto perché non mi ricordavo il nome e poi perché l’ho «minacciato» di un cazzotto. Sì, sì ho proprio det­to la frase da bulletto «Gli do un cazzotto». La prossima volta che mi vede è autorizzato a fare il con­trario. Ho pure detto che il Sole 24 ore di Riotta non mi piace, per usa­re un eufemismo. Ma almeno questo è noto: l’ho scritto in tutti i modi. Ricapitolando: i segugi sono «minacciati» sorridendo, e il re­sto sono giudizi personalissimi e privatissimi che molti milioni di italiani hanno ascoltato. Una cosa però mi secca per la sua ipocrisia: «Bonanni e Marce­gaglia, due nel mirino», diceva l’altra sera la trasmissione della Gruber. Con Bonanni indignato e persino Giannino (un amico e in altre occasioni così coraggio­so) nicchia. Ma come, la mia tele­fonata con Arpisella su un dos­sier che non c’è diventa paragona­bile a un candelotto gettato con­tro il segretario della Cisl? Io sarò un pirla, ma gli altri cosa sono?