«Sentivo spesso gli aerei passare»

da Torino

Una stanza con la moquette per terra e un letto circondato da tre paraventi. Così Barbara Vergani descrive il nascondiglio in cui i suoi rapitori l'hanno tenuta in ostaggio prima di liberarla. È il luogo buio dove ha vissuto il suo dramma, tra sconforto e speranza. «Avevo dello scotch sugli occhi - spiega la giovane - ma quando mi lasciavano sola lo spostavo per darmi un'occhiata intorno. Dietro al letto c'era una parete di pannelli molto particolare che ho disegnato ai carabinieri. Forse serviva a dividere la stanza dalle scale che portavano al piano di sopra, dove mi è sembrato che ci fossero dei bambini». Il nascondiglio doveva quindi essere un appartamento all'interno di un condominio, «forse - dice ancora Barbara - al primo o al secondo piano, perché quando sono arrivata ho dovuto fare delle scale».
Tutto doveva essere stato preparato per ospitarla nei minimi particolari: «Mi hanno legato le gambe con delle catene ad un anello di ferro attaccato al muro - continua Barbara - mentre le braccia erano legate con dello scotch a una catena che passava sotto al materasso».
Il luogo dell'abitazione non doveva essere troppo isolato: «Quando mi hanno portato via per rilasciarmi - rivela la sequestrata - mi hanno messo fretta, probabilmente perché temevano che qualcuno potesse vedermi. In sottofondo sentivo alcuni aerei passare molto vicini e il viaggio fino al bosco in cui mi hanno lasciato è durato appena un quarto d'ora».