«Senza 158 senatori eletti, dimissioni»

da Roma

«Se Romano Prodi non otterrà la maggioranza politica nel voto di fiducia al Senato, cioè 158 voti di senatori eletti, prima di andare alla Camera dovrebbe allungare il percorso e passare dal Quirinale».
Non ha dubbi il presidente dei senatori di Forza Italia, Renato Schifani. E quella «maggioranza politica» invocata dal capo dello Stato non è ancora in cassaforte. Come non lo è il dodecalogo del premier agli alleati: «In aula chiederemo a Prodi chiarezza su tutto: il suo manifesto è ancora più ambiguo del programma originario dell’Unione».
Presidente Schifani, si vota domani. Un punto a vostro favore?
«Era credenza diffusa che si votasse giovedì, ma abbiamo chiesto coerenza. Questa è stata una crisi gestita nel segno della velocità. Napolitano ha chiesto a Prodi di presentarsi in tempi brevissimi alle Camere. La maggioranza ha resistito un poco, ma poi hanno accettato».
Il governo sostiene di avere la maggioranza numerica al Senato. Lei cosa risponde?
«Napolitano ha chiesto al premier la verifica in Senato “della necessaria maggioranza politica”. Se la fiducia dovesse passare con 157 voti di senatori eletti, allora si apre, come ha detto anche il presidente Scalfaro, un grande problema politico. E Prodi dovrebbe passare dal Quirinale subito dopo la votazione. Il voto del senatore Pallaro è determinante per il raggiungimento della fiducia».
Come pensa che si comporterà? Crede che sia sottoposto a pressioni?
«Non lo escludo. Non vorrei essere al suo posto. Credo che il senatore abbia preso atto che questo governo ha spaccato il Paese in due e che è crollato nei consensi. Quello che mi sembra inverosimile è che questo governo si sia ridotto ad accettare il trasformismo di Follini e a rincorrere il voto di un parlamentare indipendente con una tradizione culturale liberale e non comunista. Ma l’antiberlusconismo è un collante che imploderà. Vedo più in sintonia con la loro base elettorale Rossi e Turigliatto che non Diliberto e Bertinotti. E la base li porterà a dissociarsi».
Cosa chiederete a Prodi in aula?
«Chiarezza su tutto. I Dico: si fanno o non si fanno? Se non si fanno, allora il governo ritiri subito il progetto di legge. Secondo: la Tav. Si farà con o senza il tunnel? Terzo: le pensioni. Si abolirà o no lo scalone? Prodi non può continuare a fare l’equilibrista».
Quali sono le sue previsioni sul governo Prodi?
«È un governo che non c’è più. È sottoposto a un accanimento terapeutico. Ormai si è innescata una spirale di perdita di credibilità e di coesione interna. Prima dell’estate ci sarà un’ulteriore deflagrazione. Sulla politica estera, sulla difesa, sulla politica previdenziale e sulle infrastrutture».