«Senza aiuti rischiamo la fuga di universitari»

Si studia un percorso che garantisca il doppio titolo. Ma per alcune materie mancano insegnanti adatti

Giovanni Buzzatti

Da un parte i rettori a lanciare l’allarme: «Milano rischia di perdere studenti se non investe in servizi e strutture per loro». Dall’altra il preside di facoltà (Ernesto Galli della Loggia) che invita gli atenei «a fare autocritica» e denuncia: «L’economia milanese, salvo poche eccezioni, non mostra interesse per la cultura».
Succede martedì sera, alle 21, alla festa dell’Unità. «Milano come Boston?» è il titolo della tavola rotonda sul rapporto atenei-città. Gli ospiti siedono al tavolo della sala «25 aprile». Alle pareti del tendone bianco dei manifesti ricordano le tappe della Resistenza. «Clima» che lascia andare i rettori a qualche considerazione politica.
Si parte dall’università, però. Il più esplicito è Giulio Ballio: «Milano ci dica se vuole o no gli studenti universitari - dice il rettore del Politecnico -. E se la risposta è no, cambieremo politica, andremo in Cina». Cita dei numeri: «Sono 7-8mila i diciottenni che arrivano ogni anno in città, un flusso pari a quello dei lavoratori meridionali nel dopoguerra». Trovano però una città «senza spazi verdi, con alloggi a prezzi esorbitanti, che non ha agevolazioni per loro: avanti così e Milano perderà gli studenti migliori, che si iscriveranno a Londra, Zurigo, Parigi. Potrebbe succedere già tra 5-6 anni». I colleghi Giovanni Puglisi (Iulm), Enrico Decleva (Statale) e Marcello Fontanesi (Bicocca) annuiscono. «Quanto agli alloggi, qualcosa si sta muovendo - spiega Decleva -. Le risorse investite, però, sono ancora poche. Bisogna puntare su mutui agevolati e affitti ribassati», insiste. «In Lombardia c’è più attenzione che altrove verso gli atenei - racconta Puglisi -. Ricordo le promesse fatte due anni fa da Formigoni e ora, con l’ex rettore De Maio in giunta, spero si passi all’azione». Ma non tutti sono d’accordo.
«Le università riconoscano che al loro interno ci sono molte cose che non vanno - spiega Galli della Loggia, preside di filosofia al San Raffaele -. Si parla di sistema milanese, gli atenei in realtà si fanno concorrenza, aprono sedi nelle province limitrofe. Così la qualità non migliora». Il preside ricorda l’ultima ricerca dell’Ocse (la Lombardia ha il sistema d’istruzione secondaria migliore d’Italia) e l’esempio inglese («Blair ha aumentato le tasse e allo stesso tempo le borse di studio e il sistema di prestiti che gli studenti ripagano una volta ottenuto un impiego»). Poi conclude: «Le risorse sono poche, ma gli atenei hanno privilegiato le carriere dei loro docenti piuttosto che reclutare ricercatori esterni». «Non è così - si arrabbia Fontanesi-. Noi abbiamo investito il 70 per cento delle risorse per assumere nuovi ricercatori». E sulla collaborazione tra gli atenei cittadini, il rettore della Bicocca conclude: «Le cose stanno migliorando. Che cosa vorrei in concreto per la mia università? Più docenti, per poter soddisfare tutta la domanda di formazione che ci arriva dagli studenti».