SENZA BROGLIA RINASCE L’UDC

Al di là di come andrà a finire oggi, con la quasi certa fiducia bis al Prodi bis - e persino al di là del rischio reale che la seconda vita del governo diventi una farsa - la crisi dell’esecutivo, un effetto positivo l’ha già avuto, anche nella nostra città. Non ho mai incontrato tanta gente felice e soddisfatta come nei giorni scorsi, pure a Genova. Come se la sentissero un po’ come la loro vittoria. Anche perchè l’ultima volta che Massimo D’Alema era caduto così rovinosamente fu quando Sandro Biasotti conquistò la Regione Liguria e l’allora premier fu costretto alle dimissioni.
Del resto, qualche benefico influsso si è registrato anche dalle nostre parti. Se, a livello nazionale, la scelta di Marco Follini riavvicina l’Udc agli altri inquilini della Casa, ponendoli saldamente all’opposizione - al di là di alcuni rigurgiti di inopportuni follinismi verbali - in Regione Liguria il passaggio di Fabio Broglia all’Italia di Mezzo fa chiarezza sul suo ruolo di consigliere, ma anche su quello dell’Udc. E, finalmente, rilancia l’opposizione di Nicola Abbundo e Matteo Marcenaro, trasformati negli ultimi mesi in emuli di Plinio e pronti a lottare come contras contro i sandinisti della giunta regionale Burlando-Broglia.
Anche Enrico Musso ha battuto il vero colpo davvero politico della campagna elettorale, scavalcando i partiti che lo appoggiano, dicendo quello che loro continuano a non dire. E facendo sue in un’intervista al Corriere Mercantile le nostre osservazioni sulla possibilità di un parallelo fra Roma e Genova, fra Romano Prodi e Marta Vincenzi, fra l’Afghanistan e il termovalorizzatore. Bravo, bis. Insomma, il tonfo prodiano ha fatto il miracolo: far dire a Musso una cosa davvero politica. Certo, poi, i partiti sono rimasti silenti. Ma non si può pretendere troppo: un conto è un miracolo, un conto è direttamente Lourdes.
Come dire?, non tutto il male vien per nuocere. Personalmente, ad esempio, ho apprezzato moltissimo la solidarietà ai senatori Rossi e Turigliatto - due persone le cui idee sono lontane mille miglia dalle nostre - che molti nostri lettori hanno voluto affidarmi nei giorni scorsi dopo il linciaggio verbale a cui sono stati sottoposti dai loro compagni di coalizione solo per essere stati coerenti nella loro scelta. Turigliatto, in particolare, oltre ad aver avuto la nobiltà di dimettersi, ha rilasciato a Matrix un’intervista di fronte alla quale levarsi il cappello, che dovrebbe essere studiata anche dai manifestanti genovesi andati a Vicenza la scorsa settimana e che oggi se la prendono con i due reprobi comunisti, rei di aver votato come chiedeva quella manifestazione. Insomma, siamo all’impazzimento politico.
Impazzimento e imbarbarimento che hanno portato, anche alle nostre latitudini, a una pericolosa raffica di violenza verbale. Vi ricordo rapidamente, fior da fiore, alcune delle cose sentite in questi giorni: «Turigliatto si è arrogato un diritto antidemocratico» (Giovanni Russo Spena, presidente dei senatori di Rifondazione); «Vogliamo manifestare nei confronti di Rossi stupore e disprezzo» (i vertici emiliani del Pdci); «Irresponsabili nei confronti dei quali nutro il più profondo disprezzo» (Manuela Palermi, presidente dei senatori dilibertiani); «Personaggi inqualificabili» (i pidicini marchigiani) e via di questo passo. Su su fino ai pugni in faccia in treno. Tutti insieme appassionatamente a denunciare la coerenza dei coerenti. Soprattutto quelli esperti di ribaltoni.
Insomma, a me la vostra solidarietà - di non comunisti, di tutto fuorchè comunisti - a Rossi e Turigliatto ha fatto davvero piacere. Almeno per noi, la coerenza è un valore.