Ma senza la coppia Cipollino non regge

Il comico lombardo da solo zoppica. Anche l’intesa con Vincenzo Salemme non aveva funzionato

Forse ricorderete quella bella fotografia di Massimo Boldi su una copertina di Magazine, qualche anno fa. Era un primo piano in bianco e nero, una rosa appoggiata sull'occhio destro, il sorriso un po’ malinconico e malandrino. Sotto, la scritta provocatoria: «Riscopriteci ora». Sottinteso: non tra una vita, come per Totò o Franco & Ciccio. Rivendicazione giusta. In quei giorni il comico milanese era all'apice del successo con Christian De Sica: il sodalizio sembrava tenere, anzi prometteva nuovi sfracelli al box office, invece di lì a poco qualcosa (striscianti rivalità, desiderio di rigenerarsi, sofferenze familiari) avrebbe incrinato il consolidato rapporto. Il resto si sa. Può darsi che prima o dopo i due tornino insieme, come Walter Matthau e Jack Lemmon quando rifecero coppia in età avanzata per Due irresistibili brontoloni, o forse no.
Ma una cosa bisogna dirla, onestamente: senza Boldi, De Sica ha continuato a macinare trionfi natalizi, con gaglioffa energia, trovando in Massimo Ghini una spalla ideale, tutta giocata sull'assonanza invece che sulla dissonanza; senza De Sica, Boldi invece zoppica un po’, anzi parecchio, l'intesa con Vincenzo Salemme per Olé, pur sotto l'occhio complice dei Vanzina, non ha funzionato, tanto da consigliare per Matrimonio alle Bahamas un'uscita novembrina.
Il caso vuole che il film arrivi nelle sale lo stesso giorno di Il nascondiglio di Avati. «Non voglio competere con lui, facciamo mestieri diversi», ha premesso l'altro ieri il cineasta bolognese. Pure memore d'aver sdoganato Boldi, o se preferite scoperto in chiave drammatica-d'autore, in un film del 1996 ritagliato sull'agra vicenda umana di Walter Chiari nell'ultimo scorcio di carriera. Festival fu un disastro al botteghino, ma Boldi venne ricoperto di elogi, meritatamente. Perché era (è) bravo: sia quando incarna un cabarettista perdente in un film impegnato invitato alla Mostra di Venezia, sia quando finge di ingurgitare il Viagra con effetti priapistici in Christmas in Love.
L'uno non elide l'altro, infatti critici esigenti come Fofi o Kezich negli anni hanno vergato fior di articoli su «Cipollino», lodandone la versatilità improvvisativa, l'accuratezza nel porgere la battuta, la fisicità spesso irresistibile. Tuttavia lui ha continuato a fare un po’ la vittima, a prendersela coi giornalisti, vantando bellicosamente la superiorità del cinema popolare su quello intellettuale. Perché lo fa? Ormai Boldi è un classico, neppure minore. Però dovrebbe esigere qualcosa di più da se stesso. Uno vede Matrimonio alle Bahamas e salta subito all'occhio l'assenza di un produttore come De Laurentiis, autentica macchina da guerra nel genere. La torta non si gonfia, il comico appare a tratti spaesato, le battute sono riciclate (ancora tap-model invece che top-model!). E a poco serve richiamare in servizio Salvi, Izzo, Barbera e i Fichi d'India, già spremuti da tanti cine-panettoni col marchio doc.