Senza cuore per 4 mesi, la salva un chirurgo italiano

Parla da Miami, con un filo di voce. La ferita che le squarcia il petto si intravede dalla camicetta.
Nonostante tutto, sorride, perché è viva dopo essere sopravvissuta per quattro mesi, esattamente 118 giorni, senza cuore, attaccata a due pompe extracorporee che le facevano circolare il sangue nel suo giovane corpo. In attesa di un secondo trapianto. Avvenuto alla fine di ottobre con successo. Lei, la ragazza prodigio, si chiama D’Zhana Simmons, della Carolina del Sud, ha solo 14 anni ed è appena riemersa da un’esperienza che ha definito «spaventosa».
«Mi sentivo una persona finta – ha spiegato -. Era come se non esistessi realmente». Con i ricordi spuntano le lacrime: «Quella macchina a cui ero attaccata avrebbe potuto smettere di funzionare». Ma le cose sono andate benissimo. Grazie allo stratega di questo eccezionale intervento.
È giovane, bravissimo e, ancora una volta, italiano. Si chiama Marco Ricci ed è il direttore del reparto di chirurgia cardiaca pediatrica del Miami St. Holtz Children’s Hospital. E non nasconde la sua soddisfazione. «È la prima paziente pediatrica ad aver ricevuto un simile trattamento in questa modalità senza un cuore», ha detto Ricci. Prima di lei, infatti, solo un’altra persona è sopravvissuta per ben 9 mesi senza cuore: è accaduto in Germania, ma si trattava di un paziente adulto, non di una teenager. «Per i pazienti pediatrici - ha spiegato Ricci - vi sono di solito meno macchine in grado di aiutarli. In passato, una situazione come questa sarebbe potuta essere fatale».
Ma D’Zhana ce l’ha fatta. La ragazza soffriva di cardiomiopatia dilatata, una malformazione in cui il cuore è allargato e debole e non pompa più il sangue in modo efficiente. Il trapianto di cuore è stato obbligatorio ma il nuovo organo non aveva funzionato e le era stato rimosso. Così l’azzardo. Due pompe cardiache le sono state impiantate per consentire la circolazione del sangue in attesa di un nuovo trapianto, effettuato il 29 ottobre. Durante quel periodo Simmons poteva muoversi ma è comunque rimasta ricoverata. La prognosi della ragazza è buona ma vi è un 50% di possibilità che abbia bisogno di un nuovo cuore tra 12-13 anni. Ma questo è futuro.
Oggi è il giorno delle reazioni positive. «Sono stati molto bravi – commenta Luigi Donato, padre del cuore artificiale interamente ideato e costruito in Italia -. È stato un tentativo intelligente, un po’ rischioso, ma sono riusciti a evitare le complicazioni come trombosi, emorragie e infezioni». La normale applicazione di questi ventricoli artificiali, infatti, è quella di aiutare un cuore malato e non di sostituirlo.
Ed è per questo che Francesco Chiarella, presidente dell’Associazione nazionale dei cardiologi, ha definito quello di Miami «un intervento apripista e di svolta che può dare speranze concrete di una maggiore possibilità di attesa per un organo confacente ai fini del trapianto anche a pazienti molto gravi».