«Senza Flachi, nessun motivo per andare allo stadio»

Speriamo che non rinnovino il contratto a Flachi.
Eh sì, spero proprio che non rinnovino il contratto a Flachi.
Il motivo è presto detto: dato che ero stato facile profeta (non perchè sia un menagramo o uno stregone, ma soltanto perchè non ho gli occhi «foderati di prosciutto» come certi tifosi) del fatto che saremmo presto usciti da Coppa Uefa e Coppa Italia e perso varie posizioni in campionato, ormai da tempo vado allo stadio soltanto per «vedere» Flachi, nella sola speranza che faccia un numero dei suoi o qualche giocata.
Per il resto, è veramente buio pesto: non gioco, palle lunghe nel mezzo dalla trequarti, errori marchiani di giocatori dotati di modesta tecnica, arbitraggi oltraggiosi, etc. etc. Ebbene, dato che andare allo stadio mi costa sacrifici (condizioni climatiche spesso avverse, rinunciare a stare con mia figlia, disposizione logistica dello stadio scomoda e così via), se il prossimo anno non ci fosse più Flachi, non avrei davvero più motivi per andare allo stadio a farmi per di più del sangue marcio. Sampdoriano sono e Sampdoriano resterò per sempre, fino alla morte (e forse anche oltre, chissà), ma masochista no.
D’altronde, credo che i tifosi della Samp ormai non abbiano neppure più interesse alla vittoria, nel senso che il risultato finale del nostro campionato è assolutamente privo di valenza e significato.
In B credo proprio che quest’anno non si vada più; per quanto riguarda la qualificazione Uefa, non vedo invece quale interesse possa avere.
La società – e questo è assodato – non investirà denaro (neppure quello di eventuali introiti Uefa), ragion per cui preferisco non fare misere figure in giro per l’Europa (a parte la partita con il Lens, quest’anno abbiamo sfoderato prestazioni europee da vergognarci). Se a questo aggiungiamo la rabbia e il sangue marcio (perchè è innegabile che il cuore del tifoso alla fine emerge sempre e, indipendentemente dalla prestazione, si spera sempre nella vittoria), il quadro è completo. Le ultime partite, poi, indipendentemente da ipocriti buonismi di chi afferma che gli arbitri sono in buona fede, hanno inequivocabilmente messo in luce le conseguenze della politica di Garrone di fare la guerra ai potenti del calcio: Milan, Udinese e Treviso (4 rigori solari negati, uno contrario molto generoso ed un gol avversario in netto fuorigioco, aggiunti a gestioni gara costellate da errori in una sola direzione) sono la prova lampante che questa guerra deve finire.
E la considerazione secondo la quale Garrone ora ne farebbe una questione di principio aggrava ulteriormente la situazione, perchè, se così fosse, sarebbe veramente inaccettabile.
È facile fare le questioni di principio sulla pelle degli altri (della Samp e dei suoi tifosi, nello specifico). Se se ne vuole fare una questione di principio, la si faccia a proprie esclusive spese: si investano tanti di quei soldi nella Samp, da andare a vincere contro tutto e tutti, strappando agli avversari i giocatori non solo con i soldi, ma anche per la volontà degli stessi di venire in un’oasi felice e vincente. Esattamente come fece Paolo Mantovani. Non come fece invece il figlio, che, ultima chicca di una gestione quantomeno discutibile, si adoperò in ogni modo (da ultimo con la scellerata gestione del «caso Platt») per inimicarsi il Palazzo, che, indipendentemente dalle indiscutibili colpe della società e dei giocatori, alla fine abbassò la mannaia sulle nostre teste con l’arbitraggio di Bologna...
E poi devo sentire dire che la società forse – dico forse!!! – rinnoverà il contratto a Flachi e lo discuterà quando Marotta deciderà di farlo? Ma una società in una situazione di totale depauperamento tecnico come la nostra – a parte il fatto per cui Flachi, per ciò che ha fatto per noi sul campo e per come si è comportato come uomo nel momento del nostro bisogno, avrebbe il diritto di avere un contratto in bianco a vita – dovrebbe andare da Flachi e pregarlo in ginocchio di firmare il rinnovo! Per due anni di fila ci ha salvato – lui solo nel vero senso del termine – dalla C; è stato un fondamentale artefice della promozione in A e delle due annate di A che abbiamo vissuto. Se togliamo i suoi gol e le sue invenzioni al 91’ dagli ultimi due campionati trascorsi, anzichè parlare di una «quasi Uefa» e una «Uefa/quasi Champion League», saremmo qui a parlare di una salvezza stentata e di una quasi Uefa. Non si discute. Se avessimo dato retta a Novellino (mandando via Flachi il primo anno di A, per fare posto a Marazzina) ora leggeremmo tutta un’altra storia.
E allora, prima che sia troppo tardi, che la società faccia qualcosa. Per esempio: prenda le distanze da Della valle & C. e pensi soltanto ai propri esclusivi interessi; rinnovi il contratto a Flachi; mandi via un bel po’ di ex giocatori e si rinnovi con qualche giovane voglioso (i 7/8 milioni di euro per Diana, possono essere utilizzati in tanti modi diversi); pensi seriamente alla possibilità di cambiare allenatore, puntando su qualcuno che cerchi il bel gioco innanzi tutto e che valorizzi i giovani, riavvicinando così i tifosi allo stadio. E dica infine basta agli svincolati ultra trentenni a parametro zero...