Senza fondi chiude la biblioteca degli ex detenuti: «Politici assenti»

È durato un anno appena il sogno di una biblioteca in periferia che permettesse il recupero sociale degli ex detenuti. Inaugurata nel giugno 2006 davanti a politici delle più diverse istituzioni (presenti Comune, Provincia, Regione e Parlamento) la «Biblioteca del Casale Ponte di Nona» ha dovuto chiudere i battenti il 16 luglio. Troppo alti i costi di gestione (57mila euro l’anno, quelli ordinari) per la piccola associazione culturale che l’ha creata, la «Papillon-Rebibbia onlus». Troppe, soprattutto, le promesse disattese dei politici.
«Abbiamo iniziato a lavorare alla raccolta dei volumi nel 2003 - racconta Vittorio Antonini, il responsabile -. Dodicimila, tra cui ne abbiamo selezionati 5mila e seicento per la catalogazione. E finora sono oltre tremila quelli a disposizione». I fondi iniziali, oltre 50mila euro, provengono dalle risorse proprie dell’associazione. La decisione di aprire in ogni caso era dovuta proprio ai finanziamenti promessi dalle varie istituzioni. «Da subito avevamo avuto molte rassicurazioni dai politici - prosegue Antonini -. Il giorno dell’inaugurazione erano presenti il presidente del municipio VIII Scorzoni, il presidente della Provincia Gasbarra, quello della Camera Bertinotti, l’assessore capitolino alle Periferie Pomponi e il sottosegretario alla Giustizia Manconi. E tutti hanno promesso di aiutarci a far sopravvivere questa esperienza». Più tardi arrivano anche le parole dell’assessore regionale al Bilancio Nieri che in una trasmissione televisiva si assume l’impegno di sostenerla. «E invece in un anno non si è mosso quasi niente. A ognuno abbiamo chiesto di muoversi secondo le proprie competenze. A Manconi di verificare la possibilità di utilizzare i soldi della “cassa delle ammende”, per esempio. La verità è che servirebbe un tavolo interistituzionale tra i vari enti».
Inutili le successive riunioni, con Scorzoni a gennaio e con l’assessore Di Francia a febbraio. Tutti si spendono a parole ma i soldi, di fatto, non arrivano. Così il 16 luglio la biblioteca è costretta alla chiusura. «Non avevamo più fondi per pagare i 4 stipendi (per 3 ex detenuti e un bibliotecario professionista), così abbiamo dovuto chiudere». Finito il sogno di creare un vero e proprio polo socio-culturale con tanto di sala musica e spazi verdi, per il momento. «Adesso l’assessore provinciale alle Politiche sociali Cecchini ci ha fatto sapere che fino a dicembre la Provincia vuole coprire i costi. Staremo a vedere. Finché non arriveranno i soldi, però, rimarremo chiusi. Ma anche se arrivassero, l’anno prossimo come faremo? Se le cose dovessero andar male, comunque, siamo pronti a donare tutti i libri a una delle realtà giovanili che combattono la mafia nel sud Italia».