Senza genio però non è più un Maradona

Chi dice che Cassano ha giocato bene contro la Francia, probabilmente non ha chiaro quale sia il calcio del suddetto, come giochi il medesimo e cosa sappia trarre dal proprio talento. Cassano è stato utile alla squadra solo nella ripresa, cioè quando è uscito da quella sorta di inebetimento che l’ha preso nel primo tempo, dove non ha toccato pallone per 16 minuti e negli altri 30 ha giochicchiato senza sale e senza pepe. La sua è stata un’utilità che non lo rende indispensabile. L’Italia, invece, ha bisogno di quell’altro Cassano: geniale, improvvisatore, fulmineo nel tocco e nel colpo che ti spiazza, quel giocatore che il nostro s’è tenuto dentro, probabilmente intimidito, forse frenato dai rimbrotti di Donadoni. Proprio il giorno prima, il ct aveva detto: «In certe cose Antonio mi somiglia, ma io giocavo più indietro. Lui troppo spesso non aiuta la squadra: c’è un gioco per l’attacco ed uno di ripiegamento. Non può sempre dimenticarsene».
Appunto, stavolta ci ha provato, ma ha dimostrato che per giocare di sponda, prendere un bel gruzzolo di falli, non infilare mai un pallone verso l’area come fosse una coltellata e piuttosto cedere palla sul sicuro, bastano Aquilani e De Rossi, Gattuso e lo stesso Di Natale. Cassano no! Il nostro ha più qualità e talento di quasi tutta la squadra. Togliete Pirlo e pochi altri ed il conto è fatto. È uno dei pochi, veri, figli calcistici di Maradona in questo europeo. Sotto certi punti di vista, come si muove tra campo e spogliatoi, quella follia che lo spinge ad atteggiamenti da primadonna, è una sublime reincarnazione calcistica di Wanda Osiris. Ma poi deve esserlo anche sul campo: Wanda Osiris e figlio di Maradona. I giocatori sono importanti, se lo diventano quando serve: prendete Cristiano Ronaldo o Ibrahimovic, Van Nistelrooy e Van Persie, Ballack e lo stesso Mutu, nonostante quel rigore sbagliato, David Villa e Fabregas, Rooney e Gerrard nell’Inghilterra che non c’era all’europeo.
Cassano è stato giudizioso, ma troppo ai confini del suo calcio. Ora contro gli spagnoli, che lo conoscono e faranno di tutto per innervosirlo e provocarlo, dovrà combattere una doppia battaglia: contro quel giocatore che va fuori giri in due secondi e contro quel gingillino intimidito, e quasi scolastico, che non sa far volare il suo talento. Perché tutti domenica possano dire: non c’è Pirlo, ma c’è Cassano. Questa è l’equazione calcistica che serve a Donadoni e all’Italia per rispondere: valeva la pena portarselo agli europei.