Senza giacca? Sono una bomba...

Tra le nuove umiliazioni cui vengono sottoposti i cittadini onesti occidentali - sottolineo occidentali per un riferimento culturale - ci sono le nuove regole stabilite da qualche circolare recepita in modo ottuso da guardie private e agenti di polizia di Stato, dipendenti dal Ministero dell’Interno. Senza alcuna garanzia per la reale sicurezza negli aeroporti, si affrontano code e controlli inutilmente sproporzionati rispetto ai pericoli eventuali.
Naturalmente, per quanto rigidi, i controlli non garantiscono da abili progetti di attentati che nessun controllo può vanificare. In compenso, il cittadino che lavora, un dipendente pubblico, il commerciante, il rappresentante, il professore, il sindaco, qualunque persona si muova per lavoro o abbia una carica pubblica, da qualche giorno non deve soltanto far passare al controllo borse di carte o valigie di indumenti per una giornata di viaggio da Roma a Milano, ma deve sottoporsi al rito, ridicolo e umiliante, di spogliarsi. Pare che qualche norma preveda di togliersi la giacca per passare al controllo elettronico e magnetico. La regola vale per tutti.
Peccato che nel filmato dell’aeroporto di Fiumicino, in cui si illustrano le procedure per l’attraversamento dei blocchi di controllo, dopo avere indicato, insieme alle borse, di spossessarsi dei telefoni portatili, il viaggiatore sia visto, nella simulazione, passare il controllo tenendo la giacca. Molti hanno osservato la contraddizione. Io l’ho vissuta. Trovandomi a transitare per l’aeroporto di Fiumicino a Roma con altissima frequenza, in certi periodi anche una volta al giorno, e nell’arco di almeno quindici anni, da quando sono entrato in Parlamento, ho passato diverse fasi, essendo sempre io, non essendo un terrorista ed essendo riconosciuto da tutti gli agenti di vigilanza. Nei diversi momenti, in situazioni non sempre tranquille, ho attraversato il controllo, preceduto da agenti di pubblica sicurezza, da carabinieri o da finanzieri, affidatimi come scorta.
Superata la fase di emergenza, ed essendo sempre io, e passando per Fiumicino anche cinque volte alla settimana, per logica di continuità, ho, in numerose occasioni, superato il controllo attraversando l’ufficio degli agenti di pubblica sicurezza. Cordiali e collaborativi, ovviamente, essendo colleghi degli agenti che mi avevano scortato. Non cambiando io, ma cambiando le regole, ho preso atto che questo percorso veloce contraddiceva le nuove ridicole norme, determinando imbarazzo in quegli stessi agenti che avevo incontrato nell’arco di quindici anni. Per evitare imbarazzi, mi sono così accomodato a sottopormi ai controlli, liberandomi diligentemente di telefoni ed ogni altro corpo metallico. Ovviamente ero sempre io, né dirottatore né terrorista ma, fino a ieri, deputato con un ruolo di rappresentanza che non hanno gli agenti di pubblica sicurezza, i quali, soltanto perché in divisa, non patiscono controlli; ed ora assessore alla cultura del Comune di Milano. Nei processi per mafia, due testimonianze convergenti fanno una prova; per cui due agenti che mi riconoscono, sanno che io non posso costituire un pericolo, ma, non bastando la dismissione dei telefoni, una volta passato il varco, mi hanno chiesto di togliermi la giacca. Non avendone capito le ragioni, e ricordando il filmato didascalico, mi sono rifiutato di ubbidire a questa prescrizione insensata. Ne è nato un battibecco che, insieme alla guardia giurata, ha coinvolto due agenti di pubblica sicurezza, uno convinto delle mie ragioni, l’altro rigidamente convinto che le regole valgono per tutti, soprattutto se insensate.
Ho chiamato così il prefetto Achille Serra, sottoponendogli la questione della mia continuità con me stesso, agli stessi varchi, con le stesse persone che mi hanno visto passare non meno di cinquemila volte; e che hanno evidentemente perso la fiducia nella loro percezione, non diversamente da quelli che ti chiedono i documenti dopo averti riconosciuto e salutato. Faccio fatica ad accettare non l’umiliazione personale, condivisa con molti cittadini occidentali onesti, ma la dichiarazione di ottusità e mancanza di valutazione delle circostanze che alcuni rappresentanti delle forze dell’ordine hanno, e in particolare degli agenti di pubblica sicurezza dell’aeroporto di Fiumicino. Ho informato il prefetto Serra, e, nel dubbio che non mi riconosca, quando mi chiederà di presentare il suo prossimo libro, lo farò senza giacca. Per intanto, come cittadino, per non essere discriminato, e costretto a spogliarmi, non partirò più dall’aeroporto di Fiumicino, non per protesta ma per pretendere il rispetto che mi viene naturalmente attribuito quando parto da Milano Linate (come è accaduto nello stesso giorno dello spogliarello di Roma), o di Catania dove, più civilmente, non mi chiedono di togliere la giacca.
Mi domando, non avendolo visto nel contraddittorio filmato di istruzioni, cosa faranno con i preti e con le suore. Chiederanno loro di togliere la tonaca? Il mio abito prevede la giacca, quello del prete la sottana, ma in un pezzo unico abbottonato anche nella parte del busto. Vorrei, per coerenza, che i gentili agenti della polizia di Stato di Fiumicino, facessero spogliare anche i parroci. Chi sa mai che sotto la veste non si nascondesse un terrorista!