Senza un grande accordo sul futuro dell'Europa le misure non bastano

La manovra economica del governo ha avuto due apprezzamenti pubblici: Ocse e Bce. Ma non facciamoci illusioni. I mercati vanno per la loro strada. Ora scenda in campo l'Europa

Ieri la manovra economica del gover­no ha avuto due apprezzamenti pubblici importanti: Ocse e Bce. Ma non facciamo­ci illusioni. I mercati vanno per la loro stra­da. E sono settimane che scommettono contro l’euro. In questi ultimi due giorni i mercati hanno ripreso un po’ quota.Ma la bufera non è finita.E non sarà la manovra italiana a bloccare la tempesta. Quando in tarda serata il presidente della Banca centrale americana, Bernanke, ha confermato la sua disponibilità ad aiutare l’economia a stelle e strisce, senza però indicare i dettagli, Wall Street ha tremato.

Riguardo l’Italia, più significativo dei riconoscimenti pubblici è l’incontro che ieri il presidente del Consiglio ha avuto a Palazzo Chigi con Mario Draghi, prossimo numero uno del-la Banca centrale di Francoforte. Per due ordini di motivi. Draghi, in tempi non sospetti, ha descritto chiaramente la strada che l’economia pubblica italiana deve intraprendere: meno spesa pubblica e contenimento della pressione fiscale. Il fatto che Draghi e Berlusconi abbiano intensificato il loro rapporto rappresenta un buon auspico per la condotta futura della nostra politica economica. Draghi inoltre guiderà proprio quella Banca centrale che nelle prossime settimane (così come sta facendo la Fed americana) dovrà impegnarsi a comprare ancora titoli del debito pubblico italiano.

In questo modo terrà a bada le vendite sul mercato, tenendo compressi i tassi di interesse. Le due questioni sono strettamente legate. La Bce non potrà continuare in eterno a sostenere i nostri titoli. Il suo intervento è utile per comprare tempo. Che il governo ha l’obbligo di non sprecare: riducendo appunto in modo strutturale la nostra spesa. Solo il combinato disposto di queste due attività ci potrà salvare da una crisi sul debito. Ieri l’attuale presidente della Bce, Jean-Claude Trichet, si è detto soddisfatto della manovra e del fatto che essa abbia seguito le indicazioni di Francoforte. Non ha confermato l’intenzione di continuare la sua attività di acquisto dei Btp, ma non lo ha escluso. Come è normale che sia.

Il compito della Banca centrale non è quello di fare lo spazzino, ma di regolare i tassi a livello comunitario, tenendo sotto controllo l’inflazione. La sua attività sul mercato è di emergenza. E come tale verrà interpretata anche da Draghi. Ci aspettano settimane ancora molto dure sui mercati. Partiamo dall’America. L’economia non gira. La disoccupazione è alta, altissima per i loro standard (9,1 per cento ad agosto) e per di più il numero di disoccupati che sono senza impiego da più di sei mesi è crescente. Per un sistema flessibile e liberalizzato come quello americano questa è una spia preoccupante.Se l’America non ride,l’economia reale europea non gode. La crescita è ridotta, e questa non è una novità, e i debiti pubblici, di tutti i paesi, sono cresciuti. Il loro rientro è difficilissimo politicamente, non solo per l’Italia. A differenza degli Stati Uniti, però, l’Europa ha una carta ancora da giocare: la sua migliore integrazione. Una gran parte delle vendite sull’Italia ha una ragione tattica:colpire il fianco debole, per azzannare il boccone grosso, l’euro.E su questo i nostri politici europei possono fare di più. Ci concentriamo spesso sulle sciagurate rivalità di casa nostra (ad esempio il niet della Lega alla riforma delle pensioni) e non ci rendiamo conto che le divisioni tra i quattro paesi più importanti dell’euro (Spagna, Italia, Germania e Francia fanno insieme l’80 per cento del Pil europeo)stanno facendo molto peggio alla tenuta della nostra moneta.