"Senza grandi produttori difficile fare buon cinema"

Zeudi Araya, vedova di Franco Cristaldi, pubblica in dvd <em>Europa ’51</em> di
Rossellini e manda al Festival di Torino un documentario sull’opera
dell’ex marito

Roma - Gli incassi dei film vengono oggi per metà dall’home video, ma per un film più citato che visto, come Europa ’51 di Roberto Rossellini, uscire in dvd (Dolmen/Cristaldi) è soprattutto l’occasione di più ampie considerazioni. Europa ’51 andrebbe (ri)visto dopo il dvd de La nave bianca (Rhv), formalmente il primo film di Rossellini. Così si capirebbe che La nave bianca è sostanzialmente di Francesco De Robertis, supervisore del film... Europa ’51 è invece puro-Rossellini fin dal soggetto. Una madre borghese (la Bergman) trascura l’unico figlioletto, che si uccide. Per questa inadeguatezza viene perdonata dalla società, ma finisce in manicomio perché si prodiga per i poveri. Europa ’51 non parve un capolavoro a nessuno, ma rispetto a Cuore sacro di Ozpetek, che lo copia, pare almeno un film serio, da discutere, quando il cinema italiano - Oscar o non Oscar a Gomorra - ha sempre le stesse lacune, specie una: manca di validi produttori. Al ricordo di uno di loro è dedicato Franco Cristaldi e il suo cinema Paradiso, realizzato dall’anima della Cristaldi Film, la vedova di Franco, Zeudi Araya (il suo documentario sarà al Torino Film Festival). Basta percorrere con lo sguardo la biblioteca lasciata da Cristaldi (dai Sette colori di Brasillach ai Fascismi sconosciuti di Bardèche, fino alle opere complete di Lenin), per capire che vasta cultura fa grande produttore.

Signora Araya, cinema italiano oggi e ieri: bilancio?
«Viviamo di ricordi, perché ormai siamo in un altro mondo».

Motivo principale?
«A scegliere quali film fare è chi non fa il cinema».

È un ossimoro. Mi spieghi.
«Una volta decideva il sostegno pubblico a un film una commissione formata da un produttore, un regista, uno scenografo...».

... Che...
«... Esaminavano il progetto dal loro punto di vista, scegliendo per il meglio».

Un esempio di decisore?
«Alla Rai c’era Guglielmi».

Un produttore che lei apprezza?
«Procacci, quello di Gomorra. I registi non nascono senza un produttore».

Mi dica i maggiori registi che hanno lavorato con Cristaldi.
«Bellocchio, Fellini, Germi, Maselli, Monicelli, Montaldo, Rosi, Tornatore...».

Aggiunga qualche loro titolo dei principali nel catalogo cristaldiano.
«Nel nome del padre e La Cina è vicina, Amarcord e La nave va, Sedotta e abbandonata e Divorzio all’italiana, Gli indifferenti e Lettera aperta a un giornale della sera, I soliti ignoti e I compagni, Marco Polo, La sfida e Salvatore Giuliano, Nuovo cinema Paradiso».

Il buon produttore è aiutato da un buon soggetto.
«Lo pensava anche Sònego, che ha scritto molti film per Sordi e che diceva: non c’è buona sceneggiatura senza buon soggetto».

Insomma...
«... Mancano creatività e mancano decisioni».

Morale?
«Buon cinema impossibile».

E cattivo cinema ovunque.
«Il cattivo cinema può farsi da solo. Quello buono deve farlo qualcuno».

Rossellini faceva buon cinema, ma non incassava nelle sale. Col dvd sarà diverso?
«L’incasso dipende dalla pubblicità e dal fatto che il dvd, dopo l’uscita nei negozi, riappaia in edicola».

Le serie da edicola sono troppe.
«Vanno bene quelle dedicate a un attore o un’attrice».

Che cosa consiglia?
«Che le tv tornino a programmare appunto delle serie».

Le tv fanno delle serie quando un divo muore. Ma chi è disposto a tanto per far rispolverare i suoi film?
«Occorre partire da un lungo lavoro di preparazione. Non si ottiene nulla improvvisando, comprando i diritti di un film e mandandolo allo sbaraglio, più che in onda».

È certa che si sia ancora in tempo?
«Allestire una serata con interventi per introdurre un film non costa molto».

In ambiente universitario a Milano ho parlato de «I soliti ignoti» a studenti che non l’avevano mai sentito nominare.
«È una fatica portare i giovani al cinema, se non ci sono i genitori che li consigliano. È una questione di educazione: ormai si sono abituati al Grande fratello».

Ma quei genitori, senza avere «Il grande fratello», non vedevano film egualmente, nemmeno i più facili.
«In Italia si sarebbe dovuto fare di più perché il cinema raggiungesse ogni strato. In compenso, all’estero i film in dvd della Cristaldi si vendono benissimo».

Perché?
«Perché altrove il cinema è parte della cultura».

Meno film belli, più festival brutti. Il cinema, come le altre arti, si museizza.
«È l’estrema conseguenza di una logica commerciale che bada solo agli ascolti, confinando i film in bianco e nero alle mattine d’estate e alle notti d’inverno».