Senza i bastioni era un’altra città eterna

Nel 1870 un’ennesima piena del Tevere indusse l’amministrazione sabauda ad affidare a Raffaele Canevari la difesa della città dal suo fiume. I muraglioni misero fine alla piaga delle inondazioni ma allontanarono per sempre la gente dal Tevere. Fra le tante voci inascoltate che si alzarono contro simili trasformazioni urbanistiche vi fu anche quella dello storico Ferdinand Gregorovius. Ma sarà Ettore Roesler Franz (1845-1907) a lasciare la documentazione più duratura e struggente di Roma com’era. La sua fama è legata alla serie di Roma pittoresca. Memorie di un’era che passa, 120 acquerelli noti a tutti come Roma sparita. Dipinti in una ventina d’anni, conservati dopo alterne vicende a Palazzo Braschi e al Museo di Roma in Trastevere, gli acquerelli costituiscono un reportage di altissimo livello artistico e storico sulla città prima del 1870. Non sono solo paesaggi della memoria, ma anche documenti preziosi di una città che stava cambiando pelle. Il sindaco di allora, Leopoldo Torlonia, se ne rese conto decidendo di acquistare per Roma i primi 40 acquerelli che verranno esposti nel 1883 al Palazzo delle Esposizioni appena inaugurato. La mostra, ospitata al Museo di Roma in Trastevere fino al 24 marzo, presenta 79 acquerelli, fra i più significativi della serie di Roma sparita. A cui si aggiungono le immagini dei familiari, il ritratto dell’artista dipinto da Balla e 15 grandi vedute della Campagna Romana e degli acquedotti. Ma il nome di Roesler Franz richiama gli infiniti scorci di Roma fra ’800 e ’900. Anzitutto il Tevere da Ponte Milvio al Porto di Ripa Grande, colto da tutte le angolazioni possibili. Le sue rive con le case medievali sorte sui resti delle mura Aureliane, i Prati di Castello con i boschetti di pioppi bianchi, la spiaggia della renella presso via della Lungara, il ponte di ferro dei Fiorentini che univa le due sponde. Il Porto di Ripetta, capolavoro di Alessandro Specchi, venne sacrificato ai muraglioni e così quello di Ripa Grande e il porto leonino, fatto costruire da Leone XII presso la Lungara. Uguale sorte toccò al palazzo di Bindo Altoviti e all’osteria della Salara, nei pressi dei depositi del sale, mentre la fontana dell’acqua Paola venne spostata da via Giulia all’odierna piazza Trilussa. Sparirono dal fiume i mulini e le peschiere che si vedono in Giornelli di pescatori sugli avanzi di Ponte Sublicio e vennero meno le attività legate alla vita sul fiume.