È senza indirizzo ma arriva lo stesso

E poi dicono ancora che le poste non funzionano! Frottole, fandonie, pinzillacchere, riderebbe Totò. L’ultima novità in materia è che non serve più l’indirizzo: la corrispondenza arriva lo stesso. Ci ha provato Lauretta, giovane sammargheritese in vacanza nell’isola di Ponza, a mettere in difficoltà il gigante dei pacchi (ogni riferimento malizioso è puramente casuale) che viene troppo spesso accusato di cattivo servizio. Ma, nonostante le peggiori intenzioni, neanche Lauretta, figlia dei titolari di una nota ditta di prodotti alimentari, c’è riuscita a mandare in crisi la grande macchina della corrispondenza. E sì che ce l’ha messa tutta per depistare: ha preso una cartolina, ha scritto un lungo messaggio di saluto ai genitori - senza mai nominarli per nome! -, ha messo il francobollo. Ma si è ben guardata dall’inserire, negli appositi spazi, il recapito dei destinatari. Cioè, in realtà qualcosa ci ha messo: uno o due solchi, come quelli che si fanno quando l’inchiostro della penna è esaurito e si cerca lo stesso di scrivere. Niente di più, e comunque indizi largamente insufficienti - si pensava - a identificare nome, cognome, via, numero civico, Cap e città. Eppure, le Poste (questa volta con la lettera maiuscola) non si sono formalizzate per così poco: il tempo, forse, di fare qualche piccola ricerca, verificare, magari, quante italiane di nome Lauretta fossero andate in vacanza nelle ultime settimane a Ponza e avessero due genitori in salute che li aspettavano a casa, e infine cercare di capire quale fosse il nome che si nascondeva sotto quel graffio di iniziali, al posto dell’indirizzo, sulla cartolina. Un gioco da ragazzi, per chi è abituato a recapitare la corrispondenza in un amen (nel senso di «spera in Dio, o spedisci col piccione viaggiatore»). Difatti, la cartolina senza indirizzo è arrivata a destinazione dopo neanche una settimana. Sono solo quelle con l’indirizzo che continuano ad arrivare dopo un mese.