Senza l’incanto della musica Carmen affonda nella noia

Vicente Aranda, il regista di Per amare Carmen, ha nel sesso il suo il suo centro di gravità permanente, ma si tratta di una visione non tradizionale, talvolta eccentrica, come in Amantes, lodato oltre i suoi meriti, celebre per la sequenza del fazzoletto. Questa sua versione di Carmen è all’apparenza fedele al racconto di Prosper Mérimée, con la totale assenza della musica fiammeggiante di George Bizet. Un’assenza pesantissima, che sottrae al racconto quella ferocia passionale che la musica sottolineava trionfalmente. Il film è immerso in un clima letargico, del tutto privo di ritmo narrativo, di impennate capaci di trasmettere il senso di una passione travolgente. In realtà don Josè è soltanto un soldatino infoiato, non un uomo travolto dalla passione e la presenza di Paz Vega, bella senza alcun dubbio, contribuisce a stravolgere ciò che di Carmen sappiamo o non sappiamo. Alla carnalità della tradizione si contrappone la bellezza acqua e sapone della Vega, dal volto stranamente anoressico e che mostra il suo corpo giovane e snello nelle posture più promettenti, privandoci del mistero che si cela dietro a quel poco che possiamo ammirare in una donna desiderata. Tutto considerato Dorothy Dandridge in Carmen Jones, o Laura Del Sol in Carmen Story possedevano l’appeal del personaggio, grazie anche alla musica, che pur non omologa a quella di Bizet era un propellente irresistibile. Senza la musica Carmen è un paesaggio immerso nella nebbia. Resta la correttezza dell’ambientazione (1830), convenzionale e puntigliosa. E la noia.

PER AMARE CARMEN (Italia/Spagna/GB, 2005) di Vicente Aranda, con Paz Vega, Leonardo Sbaraglia. 120 minuti