Senza Leopold non sarebbe diventato genio

Sindrome Leopold. Leopold, come Leopold Mozart - padre-padrone e scopritore di Wolfgang Amadeus - il quale, con determinazione, sfruttò il proprio figlio ancora molto giovane, anzi bambino, una volta individuatone il grande talento musicale, anche per trarne profitto.
Leopold sfruttatore dunque.
Ma senza Leopold, Wolfgang sarebbe stato Mozart? Il debordante talento di Wolfgang, se non coltivato ed alimentato, avrebbe potuto spegnersi o indirizzarsi altrove. Leopold, per questa ragione, sarebbe il primo grande benefattore di Wolfgang.
Da questo misto di sfruttamento e protezione, in cui consiste la cosiddetta «sindrome Leopold», sarebbero affetti alcuni grandi e potentissimi direttori d'orchestra viventi.
Come si manifesta? Individuato un ragazzo con il talento per la direzione d'orchestra questi potenti e maturi colleghi, per effetto di tale sindrome, chiamano presso di sé questi ragazzi e, senza perderli mai di vista, ne seguono da vicino la crescita professionale e poi li lanciano ancora giovanissimi, facendoli debuttare presso istituzioni che un tempo rappresentavano un miraggio, anche per un artista maturo: Berlino, Vienna, Salisburgo, Scala. Perché lo fanno? Semplicemente per attribuirsi il merito di aver scoperto un nuovo Mozart, come dice ad ogni nuovo caso di precocità musicale il popolo, oppure anche per altre, meno disinteressate, ragioni? A parere di sociologo, la «sindrome Leopold» genererebbe in chi il potere già lo possiede e lo esercita, il desiderio di estenderlo, attraverso proprie «creature», dalle quali, una volta in carriera, ci si attende riconoscenza e rispetto.
Ma, allora, perché Leopold, che ha negato a Wolfgang l'infanzia viene considerato prevalentemente uno sfruttatore; mentre questi grandi direttori che sbattono sul podio dei ragazzini quando ancora avrebbero molto da imparare, sarebbero da considerare soltanto «benefattori»?
pietro.acquafredda@fastwebnet.it