«Senza di lui il futuro di Israele si fa difficile»

Claudia Passa

da Roma

«Un leader è tale perché non dice al suo popolo “sono il vostro leader, io vi seguo”, ma gli dice “io sono il vostro leader, seguitemi, perché io sono quello che vede la strada giusta, ve la indico, e voi mi seguite se riconoscete in me il fatto di essere un leader”». La seconda emorragia ha da poco colpito Ariel Sharon e Silvio Berlusconi, dai microfoni di Radio anch’io, rivolge i suoi «auguri» al premier israeliano che lotta per la vita, e «un saluto a tutti coloro che nelle sinagoghe d’Italia stanno seguendo la vicenda e stanno pregando per lui. Alle loro preghiere si aggiungono anche le nostre». Il presidente del Consiglio definisce il dramma di Tel Aviv «un fatto molto doloroso sul piano umano e assolutamente negativo sul piano politico. Si presenta come un futuro difficile per Israele - spiega Berlusconi - in un momento che poteva essere storico perché anche da parte palestinese c’era nei confronti di Sharon una stima assoluta». Dunque l’auspicio: «Io spero che avvenga quello che Sharon mi diceva sempre, che i suoi genitori volevano che ci fosse uno stato d’Israele libero e sicuro e che convivesse vicino agli arabi. Ecco, io spero che questo si possa veramente attuare».
Berlusconi ripercorre dunque le tappe dell’agonia di Sharon. «Le speranze francamente sono molto scarse - afferma -. Speriamo tuttavia che possa avvenire un miracolo, e sarebbe davvero un miracolo di straordinaria importanza». Innanzi tutto sul piano umano, vista «la mia vicinanza, la mia amicizia ormai di diversi anni con Ariel Sharon». Poi c’è la preoccupazione politica: «Sembrava che alle prossime elezioni del 25 marzo - spiega il premier - si potesse delineare una vittoria, un successo di grande portata del partito che lui ha fondato», avviato secondo i sondaggi alla conquista di 40 seggi su 120. Ora la situazione è destinata a cambiare: alla competizione elettorale mancherà la presenza, «si teme, di un grande protagonista e di un uomo cui tutti riconoscevano le doti dello statista».
Uno statista che non ha mai optato per la strada più comoda, ma per quella tortuosa e tutta in salita delle scelte controcorrente. «Chi conosce la situazione in Israele - dice Berlusconi -, e io ho tanti amici israeliani, sa che la decisione di Sharon di ritirare i coloni e l’esercito dalla striscia di Gaza è stata una decisione coraggiosa che gli è costata durissime contestazioni anche all’interno. Una decisione che soltanto uno statista poteva avere il coraggio di assumere. Adesso vediamo cosa succederà». L’auspicio, «una certezza più che una speranza», è quello della continuità, poiché l’Italia - afferma il premier - da sempre ha sostenuto la politica della pace tra due Stati e due popoli, e continueremo in questa direzione. Poi bisognerà vedere se chi sostituirà Sharon avrà il carisma per potersi far seguire anche dal suo popolo nelle decisioni importanti, in quei sacrifici che certamente le negoziazioni con i palestinesi richiederanno». Quanto alla successione, oltre al vicepremier Ehud Olmert temporaneamente alla guida del governo («una persona di grande rilevanza, un leader che potrà continuare nella direzione che era stata ed è quella di Sharon»), Berlusconi menziona il ministro della Difesa, e «personalità importanti che sono disponibili in Israele. Certamente - chiosa - non delle personalità del livello e ormai della stima che circondava Sharon da parte del suo popolo. Quindi è tutto da vedere».
Da Napoli, dove si trova in visita privata, Carlo Azeglio Ciampi s’è detto «molto preoccupato per questo ictus» che ha colpito «alla vigilia di importanti eventi come le elezioni» un leader politico «che aveva mostrato un impegno concreto per la pace». Il ministro degli Esteri Gianfranco Fini ha invece espresso a Olmert, in un messaggio, «i sentimenti di affettuosa vicinanza e intensa partecipazione con cui seguiamo l’evolvere dello stato di salute dell’amico primo ministro Sharon. La sua tempra e il suo coraggio ci inducono a conservare fiducia e speranza». Fini ha voluto unirsi, «in momenti di così grave apprensione», all’«abbraccio di tutto il popolo israeliano», formulando «i più fervidi auguri di guarigione ad Ariel Sharon, del cui contributo per la pace il Medio Oriente ha più che mai bisogno». Alla Knesset (il parlamento israeliano) sono arrivate da Pierferdinando Casini «la solidarietà e vicinanza del parlamento italiano in questo momento di trepidazione. Sharon - ha detto il presidente della Camera - è un uomo che ha diviso molto ma che in quest’ultima fase ha lavorato per unire. Questo è l’elemento che va messo al centro delle nostre riflessioni in questo momento».