Senza di lui il vuoto, e con lui Ibra e Maicon sono diventati più forti

Senza José il vuoto. Mourinho è l’unica ragione che rende interessante il campionato italiano: un’attrazione, il capro espiatorio, il volto, la voce. È l’allenatore contemporaneo in un calcio contemporaneo: è finita l’era di quelli con la panza e il berretto appeso, tutti piccoli o grandi Oronzo Canà. Il calcio non si insegna più perché non c’è più niente da imparare: Ibrahimovic non potrà mai imparare da José come si gioca, e José non potrà mai dire a Maicon come si fa una sovrapposizione. Però con Mourinho questi due giocatori sono diventati più forti che mai. Forse è un caso, forse no. Forse è semplicemente che l’allenatore non è più quello del modulo della ripartenza, del pressing: deve prendere, motivare, scegliere, indirizzare. È il catalizzatore, il generale, l’unico singolo in uno sport di gruppo. Non fa la squadra, è la squadra. Tanto in campo ci vanno sempre i calciatori e loro decidono il destino di una partita, di un girone, di un campionato. Il mister, però, è quello che va in sala stampa poi e ci mette la faccia. E noi siamo tutti lì ad aspettare che dica qualcosa: ecco Mourinho paga il fatto di essere uno che qualcosa la dice sempre. Magari è sbagliata, scorretta, impulsiva, però è una cosa, è un titolo, è uno show. È il calcio, quindi. Perché il lunedì mattina noi non aspettiamo altro che dargli del fenomeno o del pirla a seconda dell’occasione. José sta lì, indipendentemente. Con i suoi appunti, con i suoi dvd, con le sue manie. Non è stato un grande calciatore, anzi non lo è stato affatto, però ha vinto da allenatore quello che molti ex giocatori non sono mai riusciti a vincere: due scudetti con il Chelsea, una Champions con il Porto. Dicono che le premiership vinte da lui non avessero avversari: c’era il Manchester United, comunque. È la stessa squadra che domina da anni in casa e in Europa, eppure con i Blues di Mou è rimasta sotto due volte. C’era il Liverpool che è la stessa formazione che ha battuto prima il Milan a Istanbul e poi l’Inter l’anno scorso. Ora è primo. I critici gli sventolano i punti in meno che ha rispetto alla formazione di Mancini. Bene, però la Juventus è cresciuta, ha comprato uno come Amauri; il Milan è migliorato rispetto all’anno scorso: è esploso Pato, è arrivato Ronaldinho, poi persino Beckham. L’Inter è la stessa squadra che aveva Mancini nel campionato passato, con Quaresma e Muntari in più e però Cruz in meno per età e per problemi fisici. L’ha fatto fuori lui? Vero, però non si può dire che il calciatore fosse ai livelli dell’anno passato o di quelli prima. E poi così come José è cattivo con i suoi giocatori, così sa riabilitarli. Adriano può testimoniare. È davanti, Mourinho. Basta. Tre punti: pochi? Tanti? Giusti? Quanto conta tutto questo? Zero o quasi. Mourinho vuole vincere, come fanno tutti gli allenatori veri, che se ne fottono del gioco, dello spettacolo, dello show. Avete mai visto Capello fossilizzarsi per un’azione di prima? E tanto per parlare del passato non risulta che le squadre di Rocco o di Trapattoni facessero faville. Vincevano, stop. Poi non è vero che la sua Inter gioca male: ha massacrato la Juve al di là del punteggio e ha asfaltato la Roma all’Olimpico, per esempio. Poi se Mourinho è arrivato dove è arrivato non è perché è raccomandato. Il padre era un portiere di una squadra mediocre. José ha studiato calcio, ha mangiato calcio, ha visto calcio: a Barcellona faceva il traduttore di Robson, poi ha cominciato a sedersi in panchina. Quella panchina che invece i calciatori che sono stati campioni hanno praticamente per diritto, come se bastasse essere stato un fenomeno con i piedi per essere anche un genio della tattica. Sicuri che sia vero proprio così? Allora Maradona dovrebbe essere imbattibile, invece è diventato mister solo per immagine, ovvero l’unica grande qualità che i detrattori di Mourinho riservano a José. Il Porto aveva vinto una sola volta la coppa dei Campioni, è arrivato lui e se ne è preso un’altra. Il Chelsea non vinceva da 50 anni il campionato, con lui ne ha vinti due. L’Inter è prima. È in corsa in Champions. Basta un solo traguardo dei due e i critici spariranno: lo sa José. Lo sanno tutti.