«Senza la Milanesiana niente “Aberrazioni”»

Fonde le varie discipline, permette al pensiero di illuminarsi delle rifrazioni, delle vicinanze e delle lontananze: la Milanesiana ha risvegliato in me echi e tendenze che altrimenti non sarebbero mai venute fuori. Il recital per piano che ho proposto lo scorso anno, ad esempio, “Aberrazioni”, per una serata con Umberto Eco, mi corrisponde in ogni fibra ma senza Elisabetta Sgarbi non sarebbe mai nato. E ormai non mi abbandonerà più». Così Antonio Ballista, pianista e direttore d'orchestra titolare per ventitrè anni della cattedra di pianoforte al Conservatorio di Milano, spiega la sua passione per il festival di cui è ospite anche stasera.
Quale concerto ha preparato per quest'anno, Maestro?
«Un omaggio al regista Sokurov, che si aprirà con due pezzi dal requiem di Mozart e proseguirà con una quintessenza di "rusticità", Ciaikovski e Mussorgski. Un omaggio amoroso, intriso del carattere russo».
Lei è considerato un grande sperimentatore. Ama le contaminazioni: ha portato nella musica classica il rock, il ragtime, persino le canzonette.
«Le cosiddette contaminazioni sono unioni di oggetti incongruenti che alla fine producono corti circuiti. Io le chiamerei trascrizioni di musiche originariamente destinate ad un altro pubblico. La vera avanguardia di oggi è la fusion, la sua indistinguibile origine etnica jazzistica leggera. La musica è una grande rete in cui se si tira un filo viene dietro tutto il resto».
È la stessa filosofia che anima il MiTo.
«A cui infatti parteciperò con un programma insolito, Harawi di Messiaen. Il MiTo sarà una cosa nuova, un'insalata feconda, perché vuole esplorare l'intero scibile musicale, mentre al momento ogni istituzione qui vuole riallacciarsi ad una ideologia singola. Speriamo che la gente venga: il pubblico milanese non è abituato come quello di Torino ad ascoltare 5 concerti al giorno».
Ama sperimentare anche su Milano, vero?
«Quando vengono amici a trovarmi li conduco per itinerari inesistenti che ho scoperto io»
Ce ne illustri uno.
«Da corso Venezia, per via Cappuccini e via Mozart. Si possono scoprire visioni irreali di branchi di fenicotteri rosa e all'ultimo piano della casa di fronte una clonazione del san Giorgio di Donatello di Orsanmichele a Firenze...».