"Senza la musica chiederei l’elemosina"

Ben Harper all’attacco dei colleghi che contestano le case
discografiche: "Criticano le major come la Emi che hanno creato i
Beatles e Nat King Cole... È un vero crimine che io guadagni tanto"

Roma - Ma guardatelo bene: è il perfetto prototipo della rockstar equidistante. Ieri Ben Harper è entrato a palazzo Torlonia, due passi da piazza di Spagna, et voilà: invece che in un palazzo aristocratico, sembrava di essere seduti in un tinello di campagna (e vedrete sarà lo stesso stasera a Parla con me su Raitre con la Dandini). «Ciao ragazzi, scusate il ritardo». Lui canta e suona la chitarra in modo elegante, non furbetto, qualche volta raffinato, però piace anche a chi si accontenta delle canzonette. Vola alto in classifica (e anche il suo nuovo cd White lies for dark times che esce domani debutterà al primo posto in Italia) ma riesce a non inguaiarsi in avvilenti compromessi. È politicamente impegnato: per Obama, ça va sans dire. Però lo fa con tatto e quindi piace anche a chi ha votato McCain. Ed è pure un ambientalista ma non di quelli talebani e intolleranti. In più è un sex symbol, ma è sposato da tre anni con la sua fidanzata storica Laura Dern, che non solo è un’attrice ma è pure lei un sex symbol che il mondo ha conosciuto in Jurassic Park. Insomma, Ben Harper piace.

Bentornato Ben Harper, il suo nuovo cd non sembra un inno all’ottimismo: si intitola “Chiare bugie per tempi scuri”.
«Ma il titolo non è necessariamente una spiegazione delle canzoni: io vorrei che ciascuno ascoltasse il mio cd e poi desse la sua libera interpretazione».

Lei però cerca sempre di mantenersi in equilibrio. Stavolta parla di chiaro e scuro, invece il suo dvd si intitola “Pleasure and pain”, Piacere e dolore.
«Il dolore e il piacere sono i due estremi della vita. E anche il processo di nascita delle mie canzoni deriva da questo tipo di flusso. Se riesco a elaborarlo bene, un dolore può anche portare a un piacere».

Il suo nuovo album racconta di un altro processo che riguarda gli Stati Uniti: il cambiamento da Bush a Obama.
«Gli States che si ascoltano nelle mie canzoni sono quelli appena usciti dalla presidenza Bush ma non sono ancora entrati in quella di Obama».

Lei, che è nato vicino a Tom Waits in California, è figlio di un commerciante di strumenti musicali e colleziona chitarre sin da quando era bambino.
«Sono imbarazzato a dire quante chitarre ho accumulato finora. Mia moglie mi dice sempre: per ogni chitarra nuova che entra in casa, ne deve uscire una vecchia. Non sappiamo più dove metterle».

Ma le suona tutte?
«Mica tutte: ma ne ho un magazzino pieno. I problemi veri sono che se hai un magazzino, poi devi anche occuparti della sicurezza, dell’assicurazione e di tutte queste cose qui».

Non saranno i soldi il suo problema.
«Direi di no. Anzi, è un autentico crimine che Ben Harper possa guadagnare più di quanto guadagnassero Beethoven o Vivaldi. Loro, che sono insuperabili, non prendevano il becco di un quattrino perché lavoravano a corte per qualche re. Io invece sono libero».

Si vergogna dei suoi guadagni?
«No, per carità».

Lei è sotto contratto con la multinazionale Emi. Non farà come certi suoi colleghi che criticano tanto le major pur prendendone lo stipendio?
«Io senza la Emi forse sarei finito a fare l’elemosina all’angolo delle strade con il cappellino per terra. E senza la Emi non sarebbero esistiti mostri come i Beatles o Nat King Cole, tanto per fare due esempi. Chi ce l’ha con le case discografiche è solo perché non ha un contratto e sogna di averlo».

Annie Lennox o Robbie Williams pensano che sia lecito scaricare musica da internet senza pagarla.
«Penso solo che boicottare le case discografiche non sia opportuno».