«Senza partiti non si va da nessuna parte»

Non so quale sia stata la spinta più forte a farmi intervenire nel dibattito sulla scelta del prossimo candidato (o candidata) a Sindaco di Genova... sarà in parte perché sono (indiscutibilmente) una donna, e proprio (oimè) della fascia di età (ho 54 anni) «evocata» dal simpaticissimo Mario Lauro ieri su queste pagine, quale possibile «sfidante» ideale a contrastare lo «strapotere» genovese dei DS... o sarà invece perché da più di dieci anni, in un modo o nell'altro (adesso solo scrivendo, ma in passato anche partecipando direttamente), mi sono occupata delle «cose pubbliche» cittadine, Liguri, e non solo. Come molti di voi attenti lettori saprete, ho svolto con entusiasmo dapprima il ruolo di Presidente del Forum della Società Civile (promosso da Duccio Garrone), una organizzazione che comprendeva circa 100 Associazioni genovesi e Liguri, poi quello di Responsabile per il Marketing territoriale della Provincia di Genova (non privo di aspri conflitti con l'allora Presidente, e possibile candidata Sindaco, Marta Vincenzi), e da ultimo il delicatissimo ruolo di Assistente Personale del Capostruttura per tutto l'anno di Presidenza Italiana G8, in cui ho cercato (anche esponendomi a violenti attacchi da parte di una certa sinistra), di tutelare l'interesse delle imprese locali.
Che cosa ho imparato dalla mia esperienza, e che cosa mi sento di trasmettere a voi, che come me, avete sempre cercato, e continuate a cercare di impegnarvi per lo sviluppo economico e culturale della nostra città e cioè per il suo Porto, il suo Aeroporto, (entrambi in agonia e «bloccati» da interessi da mercato), per il turismo (non ne possiamo più di diatribe tragicomiche, quale l'ultima che riguarda l'Agenzia «In Liguria»), per le sue Aziende (anche quelle che non sono Coop)... e la lista è lunghissima.
Ebbene ho imparato che i partiti servono, eccome! L'ho imparato, certamente, un po' a malincuore... o meglio «obtorto collo» (perché ho anche rischiato di uscirne proprio male, dato che, allora, la mia preparazione politica era inversamente proporzionale al mio «entusiasmo sociale»... quindi pari a zero!). Si, cari amici, senza l'appoggio dei partiti non si va da nessuna parte, lo dichiaro, senza il minimo dubbio!
Non ci credete?
E allora abbiate la pazienza di leggere questa piccola storiella (vera): correva l'anno 1997, ed un gruppo di amici (4, proprio come nella notissima canzone di Gino Paoli), impegnati, ognuno a loro modo, nella vita socio-economica cittadina, decisero che era giunto, per loro, il momento di partecipare «attivamente», anche alla vita Politica. Tutti e 4 avevamo infatti pensato che fosse inutile, (e forse anche un po' codardo), continuare a lamentarsi che le «cose» non funzionassero, senza provare a «metterci la faccia» e quindi a chiedere di essere «eletti», quali rappresentanti dei nostri concittadini, proprio quelli che si dichiaravano (come sempre!) «arcistufi» dei soliti «noti».
Cercammo ospitalità, sottolineo da «indipendenti» nel partito che ci apparve più «nuovo», e soprattutto più vicino agli «ideali» che a noi 4 corrispondevano appunto su temi socio-economici e di sviluppo, fra l'altro quel partito era allora rappresentato a Genova da uno dei liberi professionisti più illustri: il prof. Giovanni Marongiu, docente universitario, Avvocato tributarista di fama internazionale, ed anche Sotto Segretario alle Finanze. Il partito (poi rapidamente scomparso, per «confluire» nella cosiddetta «Margherita») era stato fondato da Lamberto Dini ed aveva anche un nome invitante: «Rinnovamento Italiano».
Fin qui benissimo... ma volete sapere come andarono quelle elezioni comunali per noi 4 amici candidati in quella lista... e che non avevamo nessun appoggio né da quello, né dagli altri partiti della coalizione?
Eccovi i risultati:
Primo, con circa il doppio dei miei voti, si classificò Rosario Monteleone, organico al partito, e forte di una esperienza almeno decennale nei «ranghi» della «defunta», ma sempre «vivissima Dc», dove credo avesse avuto un ruolo (ignoto ai più) nella segreteria dell'allora «notabile» Bruno Orsini (fra l'altro relatore di quella che si è poi rivelata essere la Legge 180, quella della chiusura dei manicomi). Monteleone, infatti, a differenza nostra (idealisti, anche un po' naif), aveva preventivamente siglato «accordi» pre-elettorali in tutte le Circoscrizioni, in cui, ovviamente, la Dc era ben radicata e così mentre noi «poveri ignari» dei meccanismi elettorali andavamo in giro a parlare alle varie categorie professionali ed imprenditoriali, organizzavamo, e partecipavamo a convegni e cene, compravamo spazi sulle tv e sui giornali locali, ospitavamo (a nostre spese) i Big Nazionali (fra cui il simpatico Gianni Rivera) per fare «campagna sul territorio» Monteleone... sornione, ci osservava divertito.
Il mio risultato elettorale ve l'ho già svelato, e vi confesso che a distanza di quasi dieci anni non l'ho ancora digerito. Eppure Monteleone fu considerato più «attraente» di noi 4 (ovviamente da un punto di vista squisitamente politico).
Ma se avete ancora dubbi sul fatto che senza i partiti non si arrivi da nessuna parte e che l'imprenditore di successo, il manager (vedi il caso Zara), il bravissimo professionista sarà sempre sconfitto... vi svelerò i nomi degli amici che si erano candidati insieme a me, per puro spirito di servizio per la loro città, dato che tutti, (come me del resto) avevano professioni, o carriere ben avviate per i propri meriti: Alfonso Clerici, armatore e terminalista; Pio Costa, imprenditore (sì proprio della famosa famiglia); Pietro Moltini, imprenditore, allora Presidente dei Giovani Industriali.
Meditate... vi prego... meditate!
*Università di Genova