Senza regole: padri e figli a mano armata

Incredibile sequenza: ferito un tredicenne, massacrato un diciassettenne mentre un padre vendica la figlia a scuola. Due episodi nel napoletano, altri due in Sicilia. Tra i ragazzini è un'escalation di violenza

Padri e figli a mano armata. Come se la vita fosse una Playstation dove colpire, far male, eliminare il nemico. Come se la morte, il sangue, il dolore fossero un dettaglio. Un gioco esente dalla legge.
Ed eccoci qua a scoprire che il tempo delle mele oggi si sbuccia a colpi di coltello. Che la regola è diventata quella di non averne.

Questa è una cronaca di ordinaria violenza. Che comincia così: una banale lite fra ragazzini, scoppiata in strada pochi minuti prima che cominciasse la processione per la festa del santo patrono finisce a coltellate. Siamo a San Giorgio a Cremano, Napoli, il paese di Troisi. Quello delle mostre sul Postino, del Ricomincio da tre, ma anche della camorra e degli omicidi per «onore». Stavolta la vittima ha tredici anni, una coltellata gli ha bucato il torace. È ancora vivo. A sferrarla un ragazzino come lui.

Basta uno sguardo, una parola di troppo per morire nel tempo delle mele. Era in piazza insieme con gli amici l’adolescente quando ha incontrato un’altra comitiva di coetanei. Forse rivali in «non-si-sa-che-cosa». Fatto sta che dalle parole si è passati alle lame. Un colpo e via. Il ferito è stato portato all’ospedale Loreto Mare di Napoli e successivamente trasferito al Santobono per accertamenti. Nessuna complicazione: se la caverà in dieci giorni. Fermati poco più tardi tre «bambini», i presunti aggressori: hanno tra i 12 e i 13 anni, non sono nemmeno imputabili.

Così mentre il sindaco Domenico Giorgiano commenta tristemente dicendosi convinto «che la prevenzione e l’educazione dei nostri giovani a una cultura della legalità siano gli strumenti più importanti per combattere la devianza», ecco un padre arrivare nella scuola della figlia armato di coltello. Doveva vendicare una lite tra compagni di classe. A 44 anni contro uno sbarbato di 18, l’uomo spalleggiato dalla moglie e dal genero. Davanti agli studenti terrorizzati. È successo all’istituto Rocco Scotellaro. Erano le 8.20 di ieri mattina, l’insegnante non era presente.

È finita con una denuncia per minaccia a mano armata. Ciò che terrorizza sono le motivazioni: secondo la polizia a scatenare l’aggressione del genitore sarebbe stato un diverbio che risale a sabato scorso, quando i due compagni di classe - la ragazza di 16 anni e il diciottenne - avevano litigato perché volevano entrambi offrirsi per l’interrogazione di italiano. L’ora di lezione era sufficiente, però, per ascoltare soltanto uno di loro.

Erano volati degli insulti, anche pesanti, e la ragazza aveva raccontato subito l’accaduto a casa. Quale onta. E viene da pensare: meglio somari?
Un solo colpo, inferto con violenza, fra guancia e collo dopo una lite tra due ragazzini, ha rischiato di uccidere. Qua siamo a Licata, nell’Agrigentino. Il più piccolo dei due contendenti ha sbattuto sul marciapiede e si è spaccato la testa. «Il giovane, che ha 15 anni, non è in pericolo di vita», minimizza un capitano dei carabinieri.

I sabato sera italiani. Anche qui nella piazza principale del paese, affollata. Forse un commento pesante del ragazzo più piccolo nei confronti della compagna di scuola fidanzata con il più grande, un diciassettenne, ha innescato il «chiarimento».
I ragazzi si sono allontanati dal gruppo di amici comuni e dopo una breve discussione il diciassettenne, esperto di arti marziali, ha colpito il rivale con un colpo di karate. Sfortuna ha voluto però che il ragazzino colpito sia caduto all’indietro a peso morto e abbia urtato violentemente il capo fratturandoselo. Adesso è in prognosi riservata.
Sempre in tema: a Caltanissetta si è «arrabbiato» invece uno studente di 15 anni. In classe, tanto per sfogarsi, ha estratto un pugnale lanciandolo ripetutamente contro le pareti della classe.