«Senza scalone le rendite saranno molto più basse»

«Allungare l’età lavorativa è l’unica strada per evitare il dissesto»

da Roma

«Bonanni pensa davvero quel che ha detto sullo scalone, perché la società attiva è nella tradizione della Cisl». Maurizio Sacconi, sottosegretario al welfare nel governo Berlusconi, apprezza la posizione del segretario della Cisl sulle pensioni, contraria allo «scambio» fra scalone e coefficienti di rivalutazione, ed accusa la Cgil di preferire un modello arcaico di mercato del lavoro. Esprime preoccupazione sia sull’iniziativa di cento parlamentari di sinistra per stravolgere la legge Biagi, e trema al pensiero che si estendano le pensioni di reversibilità alle unioni di fatto: «L’intero sistema previdenziale crollerebbe».
Il segretario della Cisl ha detto quello che molti, nel sindacato, pensano: piuttosto che toccare i coefficienti di rivalutazione delle pensioni, teniamoci lo scalone.
«Bonanni e la cultura cislina si ritrovano nel concetto di società attiva. Il lavoro non è una condanna! Al contrario la sinistra ha una concezione che definirei nichilista, contraria alla società attiva. Cronicamente la società italiana è a basso tasso di attività, con un mercato del lavoro concentrato sul maschio di mezza età. Pochi i giovani, poche le donne, pochi gli anziani. Perciò a sinistra si pensa che la revisione dei coefficienti bilanci le uscite anticipate dal lavoro, assicurando la neutralità finanziaria. Non è vero. Anche quando sarà completamente in vigore, la riforma Dini non è un contributivo puro, ma corretto. Approvando lo scalone, noi abbiamo detto: è meglio lavorare qualche anno in più ed avere una pensione più dignitosa, meglio pagata».
C’è anche una questione finanziaria, di risparmio nella spesa previdenziale.
«Non è solo questione di soldi. Non mi è indifferente un operaio Fiat a riposo a 57 anni: perdiamo quote di capitale umano. Nella società industriale era possibile un basso tasso di attività, ma nell’attuale economia della conoscenza, con poco capitale umano si va verso il declino. Dal punto di vista dei conti, la riforma Maroni stabilizza la spesa previdenziale sul pil, evitando la gobba del 2030, ma non la riduce. Da qui l’idea che non si dovessero tagliare le pensioni, ma allungare l’età lavorativa: pensioni dignitose per meno anni di riposo».
Sacconi, cento parlamentari della sinistra radicale hanno presentato una proposta di legge che, se approvata, stravolgerebbe la Biagi.
«Oltre alle firme di Rifondazione, Pdci, Verdi, ci sono anche quelle di parlamentari della sinistra Ds. Puntano a mettere in mora il governo. Per un momento sembrava prevalere la tesi: la legge si aggiusta attraverso i contratti. È la posizione di Cisl e Uil che, per un momento, aveva fatto breccia anche su Epifani. Era caduta la pressione sulla Biagi da parte dei settori meno radicali, ma ora suona forte il richiamo al programma. Vogliono colpire istituti importanti come il part time, obbligando le imprese a modificare il tempo parziale in tempo indeterminato, se il lavoratore lo chiede. Ma così, nessuna impresa farà più part time».
L’ultima novità sul welfare è rappresentata dalla legge sulle coppie di fatto. Vi si ipotizza persino la pensione di reversibilità.
«Il riconoscimento al convivente della pensione di reversibilità è l’elemento che dà dimensione pubblicistica alle unioni di fatto, assimilandole al matrimonio. Dal punto di vista della spesa previdenziale, si aprirebbe una voragine. Già adesso l’Italia ha il sistema più costoso d’Europa, con 5 milioni di pensioni di reversibilità e un costo di 30 miliardi di euro l’anno. Allargare l’istituto alle coppie di fatto è follia: i costi sono incalcolabili, rischia di crollare l’intero sistema previdenziale».