«Senza un sindaco sceriffo Firenze finirà come Napoli»

nostro inviato a Firenze

Qui lo chiamano «sceriffo», e i suoi alleati di centrosinistra ci manca poco che lo brucino in effigie per le sue iniziative d’ordine: prima l’ordinanza sui lavavetri, poi sui mendicanti, ora il regolamento di polizia comunale e le raffiche di multe che stanno piovendo su venditori abusivi, turisti che bivaccano, ubriachi molesti, parcheggiatori illegali, prostitute troppo sfacciate. Graziano Cioni, una vita nel Pci-Pds-Ds, è il popolarissimo assessore alla Sicurezza nella rossa Firenze, e possibile candidato sindaco della città. Una candidatura ancora da annunciare, ma che già sta turbando i sonni del dilaniato Pd toscano.
Cominciamo dalla sicurezza, assessore Cioni: quest’estate il suo regolamento ha suscitato un pandemonio a sinistra…
«Il presidente del Consiglio comunale, che è di Sinistra democratica, si è andato a sdraiare per protesta sui gradini di Santa Croce, pensi un po’ lei. Purtroppo c’è una parte della sinistra che continua a pensare che i comportamenti devianti sono sempre giustificati da qualche torto della società, e rifiuta di considerare che invece esiste una responsabilità personale. Per fortuna nel Pd diversi cominciano a capire quello che dico da anni: la sicurezza non è una scelta politica, è la precondizione per la stessa esistenza di una comunità, di una città».
La accusano di vietare tutto,pure di stendere i panni.
«Ah sì? Ma lei se li vede i panni stesi da un capo all’altro di via Tornabuoni? Sa che dice il mio regolamento? Che non puoi fare pipì sul marciapiedi, o che non puoi ubriacarti e rompere i coglioni al prossimo, o che non puoi sbracarti a mangiare BigMac con la senape davanti al Battistero, o lavarti le ascelle nelle fontane: le paiono cose strane, repressive? In verità a me sembrano cose assolutamente normali, semplice educazione civica da buon condominio. La stranezza sarebbe non vietarle».
È stata un’estate molto tormentata per il Pd. Come sta messo il suo partito?
«Ha perso le elezioni, e ora ne sta subendo i contraccolpi. Ma il mio giudizio su Veltroni è buono: dopo le figuracce del centrosinistra nella scorsa legislatura, quando si volevano tenere insieme Bertinotti e Mastella e c’era una tale confusione che non si riusciva neppure a far capire che il governo aveva anche fatto cose buone, grazie alla campagna elettorale di Walter abbiamo perso molto meglio di come eravamo destinati a fare. Ma la sconfitta è stata seria e spero che ora il Pd non ascolti le sirene di chi vuol farlo deragliare dalla strada nuova che ha imboccato».
Federalismo, giustizia, sicurezza: con la maggioranza di Berlusconi il Pd deve dialogare o no?
«Io l’ho sempre pensato, anche quando eravamo noi al governo: la riforma della giustizia o il federalismo fiscale sono cose che interessano tutto il Paese, e il confronto con la maggioranza è naturale. Anzi, obbligatorio, anche per loro: senza il contributo dell’opposizione, rischiano di non andare da nessuna parte».
A Firenze il Pd è diviso sul successore di Domenici: lei si candida a sindaco o no?
«Non ho ancora deciso. Un passo avanti lo abbiamo fatto: volevano imporci candidati scelti a Roma, ma abbiamo ottenuto che aprissero le primarie anche a chi riesce a raccogliere almeno 2.500 firme. Chiunque si candidi a sindaco, però, deve porsi il problema di come governare: per questo bisogna stare attenti alle alleanze».
Insomma, non vede di buon occhio un ritorno alla formula dell’Unione?
«I programmoni tipo Unione di Prodi, che dicono tutto e il contrario e non concludono niente: vanno fatte scelte chiare e nette. La sicurezza va garantita; la tramvia va realizzata; il termovalorizzatore va fatto, altrimenti tra tre anni finiamo come Napoli. E chi ci sta ci sta».
Pausa, e poi una risata: «Mi sa che con questa intervista mi son giocato la mia candidatura a sindaco, eh?».