Senza Terzo Valico, moli allo sbando

Il calcolo è presto fatto, e taglia corto su qualsiasi ipotesi velleitaria di sviluppo del porto: se non si porta a termine il Terzo valico ferroviario - la linea ad alta capacità in grado di trasportare merci oltreappennino senza interferire con i volumi di traffico esistenti (e già arrivati a saturazione) -, ogni contenitore in più rispetto al milione e mezzo che è in grado attualmente di movimentare lo scalo è destinato a fermarsi in banchina o essere caricato su un tir costretto rigorosamente in coda fin dal varco di uscita portuale. È questo che vogliono i partiti dell’Unione, oltre tutto mentre si stanno riversando nel Mediterraneo ingenti flussi di traffico provenienti dall’Estremo Oriente che chiedono solo di trovare un approdo adeguato? Risposta: sì, assolutamente sì. Non lo dice il Giornale: lo sostiene, con puntiglio didattico, il professor Romano Prodi, e lo confermano i suoi luogotenenti locali nel presentare il programma elettorale della coalizione di sinistra. Lì, nel documento che contiene la summa del pensiero prodiano, alle pagine 136, 137 e 138, sta scritta la sentenza inappellabile della condanna del porto di Genova e, di conseguenza, dell’intera economia della città che - fino a prova contraria - non vive di solo porto, ma può crescere e svilupparsi solo se trova la migliore sintonia fra le attività dell’industria, dei servizi avanzati (l’alta tecnologia) e dell’ampio comparto marittimo (compreso il turismo croceristico).
Ebbene, al capitolo «Una politica dei trasporti sostenibile», l’Unione più disunita del mondo propone questa ricetta testuale: «Con riferimento alle infrastrutture dei trasporti, indichiamo alcune priorità. In primo luogo, l’investimento sulle aree portuali e retroportuali, per l’assorbimento del nuovo flusso di traffici dall’Asia verso il Mediterraneo. C’è oggi una ragione in più per dare priorità alle infrastrutture portuali del Mezzogiorno: farne l’avamposto nazionale della nuova logistica che viene dall’Oriente». Seguono le specifiche in dettaglio: fra l’altro, secondo Prodi e suoi fratelli, occorre «valorizzare il coinvolgimento dei cittadini e delle istituzioni dei territori interessati dagli interventi di infrastrutturazione, in sede di compatibilità ambientale delle opere e dell’impatto socio-economico sulle popolazioni» e «dare priorità alle direttrici già vicine alla saturazione dei traffici, come ad esempio quelle verso il Gottardo e il Brennero». Punto. Non c’è spazio, insomma, per quanto è già stato progettato, discusso, dibattuto con le istituzioni regionali, provinciali e comunali, i partiti, i sindacati, i comitati spontanei per lo sviluppo del Nord Ovest e del Paese: bisogna cambiare tutto, «valorizzare il coinvolgimento dei cittadini» - del genere No-Tav, che hanno già preannunciato l’opposizione anche al Terzo valico - e sovvenzionare i porti del Mezzogiorno. Ogni riferimento a esigenze di propaganda elettorale è puramente giustificato.
E chissenefrega se, nel frattempo, lo stop al Terzo Valico pregiudica la possibilità dello scalo genovese di «catturare» le navi portacontainer provenienti dal Far East? E chissenefrega se le stesse navi sceglieranno Marsiglia, Valencia, Barcellona, o persino la più lontana Rotterdam per le loro soste, convinte dal fatto che i «cassoni» si fermeranno solo pochi minuti in banchina, pronti a essere caricati su vagoni ferroviari che in un amen li porteranno a destinazione? Dopo tutto, non pare che a Genova i diretti interessati - gli operatori portuali - se ne preoccupino granché: ieri sera, i vertici dell’Autorità portuale si sono riuniti con il presidente della Regione, quello della Provincia e il sindaco per disquisire sui correttivi da apportare all’Affresco di Renzo Piano. Più tranquilli di così si muore. Appunto.