Senza traccia il 17% del Pil

da Milano

L’economia sommersa è in calo, ma pesa ancora sugli equilibri del sistema Italia. Il valore aggiunto prodotto in «nero» nel 2006, è stato compreso tra un minimo del 15,3% del Pil (pari a circa 227 miliardi) e un massimo del 16,9% (circa 250 miliardi), secondo i dati Istat. Il sommerso, comunque, è in discesa pressoché costante rispetto al 2000, quando il minimo stimato era del 18,2% del Pil (217 miliardi) e il massimo del 19,1% (228 miliardi). All’epoca, in agricoltura risultava sommerso il 29,7% del valore aggiunto totale del settore, nell’industria il 14% e nel terziario il 23,2 per cento. Oggi, invece, il «nero» nel settore agricolo è pari al 31,4% del valore aggiunto totale, è il 10,4% nel settore industriale e nel terziario è pari al 20,9 per cento.
Il peso totale dell’economia sommersa, inoltre, è scomponibile in un 8,9% dovuto alla sottodichiarazione del fatturato ottenuto con un’occupazione regolarmente iscritta nei libri paga, al rigonfiamento dei costi intermedi, all’attività edilizia abusiva e ai fitti in nero, in un 6,4% derivante dall’utilizzazione di lavoro non regolare e in un 1,6%, infine, derivante dalla riconciliazione delle stime dell’offerta di beni e servizi con quelle della domanda.