Separati in casa da un muro Lui e lei alla guerra del freddo

Il muro di Brooklyn, il muro della discordia, è stato materialmente eretto nella grande casa sulla 49° strada, a due passi dalla sinagoga di Borough Park. È venuto su in fretta, tra i frizzi e i lazzi degli operai e sotto gli sguardi divertiti dei vicini, in questo elegante quartiere ebraico di New York. Ma metaforicamente, quel muro è anche già miseramente crollato, fragile baluardo voluto dalla giudice Sarah Krauss per cercare di tenere il più possibile divisi (sotto lo stesso tetto di una casa che nessuno dei due vuole lasciare all’altro) il 57enne Simon Taub, milionario re delle magliette TechKnits, e la moglie Chana, 56 anni.
La loro guerra reale, divenuta di pubblico ludibrio l’estate scorsa, rimbalzando su giornali e tivù come una versione yiddish di quella finta, cinematografica, «dei Roses», è stata insomma più forte di quel tramezzo. L’ha sbriciolato con la duplice rabbia di un uomo e una donna che, dopo 21 anni di matrimonio e quattro figli, un giorno scoprono reciprocamente che la persona avuta accanto così a lungo, perfino nello stesso letto, non era mai stata la loro rispettiva «metà». Di meno, molto meno di quel 50% da Baci Perugina.
Lo confermano le cattiverie fatte o anche solo dette che i due hanno subito ri-iniziato a scambiarsi quando la vernice sul muro era ancora fresca. Pare che Simon, con perfidia, faccia un uso terroristico del termostato, ricaduto per gioco del destino nella sua fetta di casa: divertendosi a smanettare il cursore in modo da far morire di caldo la moglie durante il giorno e a farle battere i denti dal freddo di notte. E quando lei ha ospiti, lui alza al massimo il volume dell’impianto hi-fi, «rinforzando» la vera musica con una sua, personale, fatta di padelle e coperchi sbattuti.
Quanto a Chana, che nella considerevole parte spettatale (quattro camere e tre bagni) vive con tre dei quattro figli, oltre a replicare colpo su colpo con urla e strilli, continua a rivolgere pesanti accuse a Simon, definito un «uomo crudele». Rivelando che «non tirava mai lo sciacquone del bagno e mi obbligava a infilargli i calzini nel cuore della notte, quando andava a trovare le sue amanti giovani e fresche, quelle che cerca ora che sono invecchiata. E dire che mi ha sposata perchè ero una bellissima ragazza, con molti spasimanti».
Rivelazioni alle quali l’uomo ribatte sarcasticamente, affermando che Chana, assetata di denaro, «si è fatta rifare faccia e seno a spese mie, guida solo auto di lusso e si è fatta sempre mantenere». E aggiungendo che il divorzio è del resto nel Dna della donna, come testimonia il fatto che «sua mamma ha divorziato, prima lo aveva fatto sua nonna e cosi anche tutte le sue sorelle». Simon, trincerato con uno dei ragazzi al piano terra, mentre lei e i «suoi» tre figli soffrono il procurato stillicidio di caldo e freddo presidiando il piano superiore, non intende mollare per nulla al mondo la casa. Nonostante ne possieda altre, compresa quella accanto; e nonostante abbia dovuto farsi costruire una scala a chiocciola interna per poter raggiungere il bagno. Perchè prima, nell’intimo disagio di «quando scappa, scappa», il muro della legge lo costringeva a scavalcare un balcone per potersi assicurare il conforto del gabinetto.
I vicini, spettatori non paganti di un «film» degno di Woody Allen, e in gran parte schierati con Simon anche per la sua - dicono - assiduità in sinagoga, assicurano che nel muro i due ex coniugi avrebbero già praticato dei fori per controllarsi a vicenda. Questo mentre dal grande buco della serratura mediatica, quello del web, è l’America tutta a guardare e commentare. «Quello che femministe e mogli hanno fatto al Paese è peggio del terrorismo islamico», si sfoga su Chaptzem Blog un anonimo. Al quale subito replica una Lei inviperita: «Hey ragazzo, calmo, nessuno ti obbliga a sposarti. Okay?».