Sepolte vive, lavoravano in nero per tre euro

Barletta Sepolte vive per neanche quattro euro all’ora; travolte da quella montagna di cemento mentre lavoravano là sotto, senza contratto, nel laboratorio tessile ricavato in quel palazzo di via Roma venuto giù in una nuvola di polvere a ridosso del centro storico di Barletta. Tutto «per pagare affitti, mutui, benzina, per poter vivere, anzi sopravvivere» ha raccontato la zia di una delle vittime. Così sono morte le quattro operaie del maglificio, tirate fuori dalle macerie quando ormai non c’era più nulla da fare: sono Matilde Doronzo, 32 anni, Giovanna Sardaro, 30 anni, Antonella Zaza, 36 anni, Tina Ceci, 37 anni; insieme a loro ha perso la vita Maria Cinqueplami, 14 anni, figlia dei titolari dell’opificio che invece in quel momento non c’erano e per questo si sono salvati. Altre sei persone sono rimaste ferite.
Adesso attorno al cratere di via Roma assediato dalle macerie si incrociano dubbi e polemiche. La procura di Trani ha aperto un’inchiesta per disastro colposo e omicidio colposo plurimo. Ieri sono scattati i primi interrogatori e sono stati acquisiti documenti dell’ufficio tecnico del Comune. Di certo l’edificio era malandato. E non era l’unico, in quell’angolo della città: uno poco distante è stato evacuato tempo fa, è stato puntellato e un cartello segnala il «pericolo di crollo»; un altro è stato demolito e il terzo è venuto giù l’altra mattina cancellando il destino di una quattordicenne che si trovava lì soltanto perché era uscita da scuola un’ora prima e quello di quattro operaie che ogni giorno si ritrovavano là sotto per cucire magliette e tute da ginnastica.
Nel palazzo vivevano due famiglie, ma ogni giorno varcavano il portone del palazzo le sarte dell’opificio. Lavoravano dalle 8 alle 14 ore per 3,95, al massimo 4 euro all’ora. «Lo facevano per sopravvivere», dicono i parenti assiepati dinanzi all’obitorio del Policlinico di Bari, dove sono state portate le salme: alcuni si sono sentiti male, qualche anziano ha accusato un malore ed è stato trasportato al pronto soccorso. «Vogliamo giustizia», ripetono i familiari delle donne rimaste sepolte sotto le macerie. La zia di una delle vittime spiega che lavoravano in nero: avevano ferie e tredicesime pagate, ma senza contratto. E mentre la guardia di finanza avvia accertamenti, il sindaco di Barletta, Nicola Maffei, del Partito democratico, precisa che «non c'è un caso Barletta» e dichiara: «Non mi sento di criminalizzare chi, in un momento di crisi come questo viola la legge assicurando però lavoro a patto che non si speculi sulla vita delle persone». Sulla tragedia interviene anche il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. «L’inaccettabile ripetersi di terribili sciagure laddove si vive e si lavora - scrive in un messaggio di cordoglio il Capo dello Stato - impone l'accertamento rigoroso delle cause delle responsabilità».