Sequestra una quarantenne e la violenta per 24 ore: preso

Vittima liberata dai poliziotti che hanno fatto irruzione in casa

Quando ha sentito gli agenti del commissariato Quarto Oggiaro bussare alla porta, lo stupratore ha cercato di prendere tempo. Tenendo bloccata la bocca della vittima perché non gridasse, ha infilato alcuni vestiti sporchi di sangue in lavatrice per «cancellare» le tracce della violenza. Ma alla fine ha dovuto aprire e si è ritrovato in manette.
È così finita la brutta avventura di una donna di 40 anni che ha avuto l’ingenuità di seguire a casa il maniaco che l’ha pestata per benino, minacciata con una mannaia e infine violentata e brutalizzata per ore. La vittima vive da sola in zona Ticinese e viene descritta come una donna sola e con una personalità molto fragile. Un paio di sere fa era in un locale non distante da casa quando ha conosciuto Giuseppe Bua, 62 anni, alto, sempre vestito in modo stravagante. Insomma un tipo particolare. La donna lo ascolta, si lascia andare, si fida e commette l’errore di seguirlo nel suo appartamento, anche perché ha il riscaldamento di casa rotto.
Bua porta la sua preda in via Pascarella 20, dove abita solo dopo che moglie e due figli hanno preferito lasciarlo al suo destino. Anche perché, visti i precedenti, non si tratta proprio di un gentleman inglese: nel suo fascicolo penale infatti risaltano altre vicende di violenze sessuali, di consumo e di spaccio di cocaina. E infatti una volta in casa inizia l’incubo. Con botte e minacce prima imbottisce la vittima di alcol e cocaina poi abusa più volte di lei.
La donna cerca di liberarsi, riesce a urlare a squarciagola, richiamando l’attenzione dei vicini che chiamano il 113. Ma non è facile individuare l’appartamento giusto, perché le indicazioni non sono chiarissime. Fino a quando verso le 18.30 gli agenti guidati dal commissario Angelo De Simone, individuano la porta giusta. All’«Aprite polizia» dall’interno dell’appartamento giungono rumori strani, lamenti soffocati e trambusto. Dopo qualche minuto Bua schiude l’ingresso, i poliziotti entrano e si ritrovano tra le braccia la donna in lacrime e piena di lividi che racconta il dramma vissuto. Dal bagno sentono il rumore della lavatrice in movimento, si precipitano, bloccano la macchina ed estraggono abiti sporchi di sangue della donna. Nella tazza infine trovano i preservativi usati dall’uomo. Tutto quadra e Bua finisce dritto a San Vittore.