Sequestrata la sentenza del Genoa spedito in C

La perizia informatica conferma che il verdetto di condanna dei rossoblù era stato scritto due giorni prima dell’inizio del processo

Diego Pistacchi

da Genova

Una cosa che non si era mai vista: la magistratura ordinaria che sequestra una sentenza della magistratura sportiva, quella della retrocessione del Genoa dalla serie A appena conquistata alla C1. La perizia informatica chiesta dalla procura di Genova conferma che la sentenza della Caf che condannò Enrico Preziosi e la squadra rossoblù (per aver «normalizzato» l’ultima partita con il Venezia) era stata scritta il 3 agosto 2005, cioè due giorni prima dell’inizio del processo. E che dopo quella data nessuno riaprì il file con la condanna già preparata e annunciata l’8 di agosto. Ora invece il procuratore capo Francesco Lalla annuncia di voler «completare l’attività istruttoria». Per questo secreta il testo della perizia che neppure lo stesso Preziosi, d’accordo con il suo avvocato Maurizio Mascia, ha voluto vedere. Solo il legale ha preso visione delle conclusioni dei periti e annuncia che quel documento va «oltre più rosea aspettativa» e porterà a «conseguenze insperate all’inizio della vicenda».
Il sequestro della sentenza della Caf sembra l’esito scontato dell’inchiesta. Un sequestro per falso in atto pubblico che da solo non basterebbe a invalidare la decisione della Caf, ma che è una grossa grana per il commissario Rossi. Con la prospettiva più che concreta di una causa risarcitoria pesantissima. Anche perché tutto il processo sportivo che lo scorso anno ha visto protagonista il Genoa è stato contestato. Fin dall’inizio. I documenti ufficiali della Figc non sono mai stati al di sopra di ogni sospetto. Anche la sentenza di primo grado, quella della Commissione Disciplinare, era stata affidata a un comunicato che annunciava una riunione dei giudici già nel giorno precedente il dibattimento. Una circostanza confermata in aula dal presidente della Disciplinare che aveva pregato gli avvocati difensori di essere brevi nelle loro argomentazioni, avendo già avuto - i giudici sportivi - un incontro. Frasi che sembravano poco significative fino alla comparsa del comunicato ufficiale della Lega, contenente la sentenza e l’annuncio di un processo iniziato un giorno prima del dovuto. In tutta fretta quel comunicato era stato sostituito con le date corrette, e con la spiegazione che c’era stato un errore della segretaria di turno. In entrambi i documenti però si dava atto della partecipazione alla decisione di condanna, «per quanto di competenza», dei rappresentanti dell’accusa al fianco dei giudici.