Sequestrate e rapinate dai rom: le salvano i vigili

Riccardo De Corato aveva messo appena due giorni fa un paio di equipaggi di ghisa a guardia del campo di via Rubattino, dove da mesi si sono accampati circa 250 nomadi. E proprio la loro presenza ha scongiurato l’altra sera una violenza sessuale nei confronti di una rom di sedicenne, aggredita insieme alla sua famiglia, da altri tre zingari. Liberata l’adolescente, i vigili sono poi tornati in forze e hanno arrestato uno degli delinquenti.
L’area, ex Innocenti, attualmente è abbandonata a se stessa: un’immensa sassaia con al centro lo scheletro del vecchio stabilimento. Nei mesi scorsi, tra tende e baracche, hanno iniziato a insediarsi decine di rom romeni, in gran parte reduci dello sgombero di un altro insediamento abusivo a due passi, nell’ex Enel. In breve il loro numero è salito a 250, e il vice sindaco Riccardo De Corato ha pensato bene di istituire un servizio di vigilanza, con due equipaggi di guardia al campo dalle 16 alle 4.
Agli altri residenti, qualche settimana fa si è aggiunta anche una famiglia composta da un solo maschio, 38 anni, con moglie di 30 e figlio neonato, sorella di 37 con figlia e un’amica di 28 anni. Tutti impegnati a sbarcare il lunario con l’elemosina. Un boccone prelibato per i tre predoni che l’altra sera verso le 22 hanno fatto irruzione nella baracca, e malmenato tutti. Nessuno nel campo ha cercato di fermarli, anzi una ventina di residenti li avrebbe anche spalleggiati. Dopo aver rimediato due pugni in faccia ed essere stato minacciato con una pistola, non riuscendo a difendere le donne il capofamiglia è scappato con moglie e figlio. Poco distante è incappato in un pattuglia di ghisa ai quali ha raccontato tutto. Gli agenti sono subito partiti a sirene spiegate, stratagemma che ha messo in fuga gli aggressori.
Raccolte i feriti e accompagnati in ospedale, i vigili hanno preparato la controffensiva. Alle 2.30 il comandante Tullio Mastrangelo è entrato nel campo con una ventina di uomini, soprendendo nella sua baracca, dove dormiva placidamente, uno degli aggressori. Irreperibili, ma comunque in via di identificazione, gli altri due, spariti con i risparmi della famiglia, circa 2.000 euro. Dai primi sommari racconti delle vittime sembra che i tre avessero intenzione di sfruttare la famiglia usando l’uomo, il bimbo e le donne più grandi come mendicanti e avviare la sedicenne alla prostituzione. E la violenza sessuale sarebbe servita per «disonorarla» e impedire che qualcuno la potesse sposare, e quindi proteggere, metterla in soggezione e costringerla a obbedire ai suoi aguzzini.