Sequestrati 25 milioni di «tarocchi»

Merce per 120 milioni di euro, da vendere durante le festività natalizie

Andrea Fontana

Ci sono soprattutto giocattoli e articoli elettrici, come gli addobbi luminosi di Natale, tra i 25 milioni di oggetti sequestrati negli ultimi due mesi da un’operazione anticontraffazione della Guardia di finanza. Peluches, capi d’abbigliamento e di pelletteria falsi o non conformi alle norme sulla sicurezza per oltre 120 milioni di euro pronti a riversarsi nei bazar e sulle bancarelle milanesi per le festività di fine anno. Un’indagine che ha condotto alla denuncia a piede libero di 35 cinesi per ricettazione, importazione e commercio di prodotti falsi e violazione delle leggi sulla sicurezza.
I blitz delle Fiamme Gialle, iniziati ad ottobre, hanno portato allo scoperto una rete del mercato della contraffazione che inizia dal porto di Genova (dove giungono le partite di «articoli» provenienti dalla Cina) e arriva all’ombra del Duomo, in magazzini cittadini o dell’hinterland, prima della vendita al dettaglio: undici gli esercizi commerciali perquisiti nel triangolo via Procaccini-corso Sempione-via Bramante e sei depositi, tra cui uno a Cormano e uno a Sesto San Giovanni. Il capannone più grande in via Polonia, a Quarto Oggiaro, dove sono stati recuperati sette milioni di prodotti tra cui circa 900mila fuochi d’artificio. «Al secondo piano - rivela inoltre Angelo Russo, comandante del gruppo Milano della Gdf - c’era un laboratorio tessile dove lavoravano nove clandestini». Oltre tredici milioni gli articoli sequestrati complessivamente in queste perquisizioni ai negozi o in magazzini quasi sempre intestati a prestanome di nazionalità cinese, ma non legati da rapporti di parentela con i veri protagonisti del business del falso.
La novità sta nell’utilizzo di «teste di legno» non riconducibili ai commercianti, in possesso di regolari contratti a tempo determinato con società di self storage, agenzie che mettono a disposizione magazzini per lo stoccaggio. In questo modo, quattro imprenditori cinesi potevano contare su «depositi ombra», da cui far transitare la merce senza destare sospetti. «Mentre un imprenditore deve dichiarare oltre all’ubicazione dell’esercizio anche i depositi di stoccaggio - spiega il comandante provinciale Michele Carbone -, facendo stipulare questi contratti ai prestanome i depositi risultavano non collegati all’attività commerciale». Smascherato lo stratagemma, le Fiamme gialle hanno rinvenuto circa dodici milioni di articoli in diciotto box e magazzini di via Alassio e via Rosmini.
L’attacco al business della contraffazione è partito dal recupero di un documento di consegna di una società di spedizioni internazionali: indirizzi e numeri di telefono per portare a destinazione a un’azienda milanese la merce arrivata via mare dall’estremo oriente. Ma Milano non è solo mercato di vendita, ma soprattutto base logistica: «La nostra città - conclude il tenente colonnello Russo - si sta rivelando sempre di più centro di stoccaggio per questi prodotti, per poi servire un’area molto più grande di quella metropolitana milanese».