Sequestrato e torturato con scariche elettriche per rapinarlo di 150 euro

DEBITO L’uomo pestato per un debito di droga. In cella connazionale e pregiudicato italiano

Per costringerlo a pagare un vecchio debito di droga, dopo averlo spogliato lo hanno torturato con un dissuasore elettrico. Si sono dovuti accontentare di soli 150 euro in contanti e di una ricarica telefonica di 5, trovati addosso alla vittima. A salvare il malcapitato, un giovane marocchino, i vicini che hanno sentito le urla e hanno chiamato i carabinieri
Tutto è successo domenica all’ora di pranzo, in un alloggio di cortile in via Magistrelli a Vanzago, alle porte di Rho. Prima delle 13 i militari ricevono la telefonata dagli altri residenti nello stesso stabile, che segnalano una lite in corso, ma soprattutto urla di dolore e pianti. I carabinieri giungono sul posto e varcata lo soglia dell’alloggio sospetto, si trovano di fronte ad una scena inaspettata: un marocchino di 30 anni stremato dalla tortura, guardato a vista da un altro suo connazionale di 28 anni, lo spacciatore, e da un pregiudicato italiano di 52.
Finiscono tutti in caserma dove i militari scoprono che il marocchino torturato si era recato a Vanzago per acquistare droga, rassicurando lo spacciatore, suo connazionale, che presto avrebbe saldato i conti arretrati. Una promessa, evidentemente più volte ripetuta e non mantenuta, che ha fatto degenerare la situazione. I due sotto la minaccia di una pistola, risultata essere poi una scacciacani, lo hanno costretto a spogliarsi e poi hanno infierito su di lui, prendendo di mira le gambe, con un paralizzatore elettrico capace di emettere scariche che non uccidono ma tramortiscono chi le subisce, in maniera molto dolorosa. E sarebbero andati avanti ancora a lungo, forse sperando che la vittima rivelasse dove nascondeva altri soldi, visto che con sé portava soltanto 150 euro.
R.H., in stato di choc, è stato poi accompagnato al pronto soccorso per le cure mediche, mentre ai polsi dell’italiano e del suo complice straniero sono scattate le manette. Sequestrati pistola e paralizzatore elettrico, i due sono comparsi ieri davanti al giudice per le indagini preliminari, che ha disposto la misura della custodia cautelare in carcere solo per il marocchino, ritenendo scarsi gli indizi di colpevolezza a carico del complice italiano. Quest’ultimo infatti ha sostenuto di essere stato soltanto involontario testimone e di non aver infierito sulla vittima. Nessuna imputazione invece per il possesso del paralizzatore elettrico, che emette scariche di enorme intensità, ma di breve durata: fino a 200.000 volt. Un’arma di difesa che è possibile detenere soltanto in casa, in libera vendita anche in Internet a prezzi che variano dai 70 ai 120 euro.