Sequestravano denaro e se lo intascavano: in cella otto carabinieri

Sono tutti sottufficiali in servizio al Radiomobile di Milano

Paola Fucilieri

da Milano

Associazione a delinquere finalizzata allo spaccio di stupefacenti è il reato di cui sono accusati una banda di veri e propri trafficanti di droga, composta da tre tunisini, un marocchino e cinque pregiudicati italiani (tra cui due fratelli). Gli altri capi d’imputazione - tipici della pubblica amministrazione - hanno invece condotto all’arresto di otto sottufficiali dei carabinieri: calunnia aggravata, falsità ideologica, peculato e concussione. Sono tutti militari del nucleo radiomobile del comando provinciale di Milano. Tutti uomini tra i 30 e i 45 anni le cui singole responsabilità sono emerse nell'ambito di una più estesa operazione di polizia giudiziaria della compagnia di San Donato, iniziata alla fine del 2001 e terminata all’inizio del 2004, su un'organizzazione di narcotrafficanti italiani e nordafricani: le ordinanze di custodia cautelare eseguite ieri mattina, cioè addirittura un anno dopo il termine dell’inchiesta condotta dal pm Alessandra Dolci e le richieste inoltrate al gip Giovanna Verga , infatti, sono in tutto 17 perché colpiscono anche tutti i membri della banda di trafficanti.
Dal termine dell’inchiesta, però, i militari in questione hanno continuato a svolgere il loro ruolo, ignari delle indagini svolte sul loro conto fino a ieri mattina.
Passiamo ai dettagli sull’inchiesta che riguarda gli otto uomini dell’Arma. Le indagini della compagnia dei carabinieri di San Donato inizialmente riguardavano erano incentrate su un’associazione a delinquere dedita al traffico di stupefacenti che vedeva coinvolti italiani e nordafricani. Durante quei controlli, quasi per caso, venne poi evidenziato il comportamento sospetto di un militare. Da qui gli ulteriori accertamenti, hanno portato ad acquisire indizi anche a carico degli altri sette arrestati (tra loro due marescialli): chi svolgeva le indagini sui colleghi aveva notato che si erano resi protagonisti di «episodi isolati».
Esempi? I militari tenuti d’occhio avevano sequestrato denaro nel corso di svariati controlli, trattenendo per loro una parte e falsificando i verbali di sequestro. Per totali da migliaia di euro. Pare siano capitati anche episodi di altro genere. Ad esempio i carabinieri in questione, al quantitativo di droga trovato addosso a uno spacciatore, ne avevano aggiunto altra, aumentando il totale dello stupefacente e aggravando la posizione della persona finita in manette e aumentando il «valore» dei loro arresti agli occhi dei superiori.
L’autenticità di questi episodi pare non sia supportata da intercettazioni telefoniche, bensì solo ed esclusivamente dalle testimonianze degli stranieri che si dicono coinvolti ingiustamente, calunniati o derubati dai militari in questione. Per questo ieri il colonnello Enzo Bernardini, comandante provinciale dei carabinieri di Milano, ha sottolineato sì che «(...) le singole responsabilità dei carabinieri arrestati dovranno essere accertate dal prosieguo delle indagini».Per aggiungere però anche che «quando all' interno di un’istituzione tradizionalmente solida e compatta come l'Arma emergono comportamenti devianti di qualche singolo, è obbligo e impegno dell'istituzione stessa portarli in luce e perseguirli con il giusto rigore. (...) Questo non altererà in alcun modo l'intensità dell'impegno degli oltre 3mila carabinieri operanti sul territorio provinciale (...) contro ogni forma di criminalità».