Sequestri, eliminazioni e defezioni ecco la guerra segreta tra Usa e Iran

Il campo di battaglia è l’Irak dove gli 007 dei due Paesi si combattono senza esclusioni di colpi

Ne hanno perso un altro. E non più in Turchia. Stavolta l’ufficiale scomparso s’è volatilizzato in Irak. Con lui sono scomparsi almeno una dozzina di pasdaran della sua unità. Un altro bel mistero capace di turbare i sonni delle gerarchie politiche e militari di Teheran. L’inferno iracheno, a lungo «dependance» riservata dei servizi segreti iraniani grazie alla conoscenza trentennale dei suoi gironi, comincia a trasformarsi in un imprevedibile Risiko, dove anche gli americani si concedono il lusso delle cattive maniere.
E mentre il «grande gioco» si sviluppa e la tensione cresce, l’oscura, spudorata guerra segreta tra Stati Uniti e Iran s’avviluppa in un crescendo di cui pochi distinguono proporzioni e conseguenze. L’ultimo ufficiale iraniano scomparso sarebbe il colonnello Amir Muhammad Shirazi perduto di vista assieme ai suoi dodici uomini almeno tre settimane fa. A rivelarlo è Sharq al Awsat, il quotidiano in lingua araba pubblicato a Londra che da una settimana snocciola succulente indiscrezioni anche sul generale Alì Reza Askari, l’ex viceministro della difesa iraniano svanito in Turchia ai primi di febbraio. Stavolta a dar retta a Sharq al Awsat non saremmo più davanti a una defezione, come nel caso di Askari, ma a una brutale ed esplicita cattura.
Il colonnello e i suoi agenti, in missione segreta in Irak, sarebbero stati intercettati da una pattuglia delle forze speciali americane e trasferiti nella sala interrogatori di una base della Cia. Ma potrebbero aver avuto anche una sorte più infelice. Gli uomini incaricati di bloccare le infiltrazioni iraniane in Irak hanno ricevuto licenza di uccidere dalla Casa Bianca e sono autorizzati a eliminare gli agenti iraniani sospettati di destabilizzare la situazione politico militare.
Le fonti iraniane citate dal quotidiano in lingua araba tendono a escludere l’ipotesi più pessimista, ma danno per probabile la cattura del colonnello. «È possibile che le forze americane lo abbiano arrestato assieme a un altro gruppo di tredici nostri militari e funzionari d’intelligence». La scomparsa del colonnello Amir Muhammad Shirazi e dei suoi 13 uomini - preceduta dall’incursione americana nel consolato iraniano di Erbil, dal rapimento di un diplomatico di Teheran a Bagdad e da un misterioso assalto a una base statunitense costato la vita a cinque militari americani - sembra la punta di un misterioso e gigantesco iceberg.
Stando all’informatissimo Sharq al Awsat, la preoccupata intelligence iraniana avrebbe lanciato una drastica «caccia alle streghe» per individuare traditori e spie annidati tra le fila dei «pasdaran», il corpo d’élite che - oltre a difendere le istituzioni islamiche - controlla la ricerca nucleare e gestisce, attraverso la Brigata Gerusalemme, le operazioni segrete in Iran e nei Paesi circostanti. Il primo a farne le spese qualche settimana fa sarebbe stato un colonnello dell’intelligence rimpatriato, processato e condannato a morte con l’accusa di avere collaborato con il nemico passando informazioni sulle attività dei servizi segreti e della Brigata Gerusalemme.
Il tentativo di chiudere le stalle potrebbe rivelarsi tardivo. I servizi segreti iraniani, per quanto abili e smaliziati, avrebbero sottovalutato la capacità d’attrazione degli americani. Allettati dalla prospettiva di un premio in dollari o di un visto per gli Stati Uniti, una dozzina di agenti segreti iraniani avrebbero scelto, negli ultimi tre anni, la strada del tradimento. Le loro deposizioni hanno consentito alla Cia di abbozzare una mappa della presenza nemica.
Un altro contributo determinante lo starebbe fornendo il generale Askari in passato responsabile, non a caso, della Brigata Gerusalemme in Libano. Il generale, secondo l’ipotesi e le voci prevalenti, si sarebbe consegnato volontariamente agli agenti di Langley mandati a prenderlo in Turchia e si troverebbe ospite di una base statunitense nell’Europa del Nord in attesa di terminare la propria deposizione. Gli iraniani preferiscono però parlare di rapimento. Un’ipotesi su cui concordano anche la moglie e i figli di Askari intervistati qualche giorno fa dalla televisione di stato iraniana.